Sezione "Pio La Torre" Alliste

Prospettive della sinistra

Quale sinistra per il futuro? Quale futuro per la sinistra? 

Andrea Bisanti di SD di Presicce giovedì 22 giugno 2008 ci ha posto questi due interrogativi:

il Prof. Marcello Strazzeri – Preside Facoltà Scienze Politiche  Sociali e Territoriali – Università di Lecce

e il  Direttore  de "L’IMPAZIENTE"  – Rivista di Inchiesta e Informazione – Lecce,

hanno dato un contributo al dibattito che agita  le nostre coscienze:  il lavoro, i migranti, l'intolleranza, le morti bianche... una serata che ci ha costretto a riflettere.

Elogio dell'ozio è la prima cosa che mi è venuta in mente: la sinistra immaginava un futuro per liberare l'uomo dalle necessità materiali e invece...

Elogio dell’ozio

di Luigi Crespino

Confesso che trovo insuperate le analisi marxiane sul capitalismo: ovviamente non credo che qualcuno terrà in conto questa mia dichiarazione. Ma oso tanto perché molti anni fa il  “Wall Street Journal” e, più di recente, persino il Papa, Benedetto XVI, hanno affermato che Marx, il comunista e ateo (sic!), aveva proprio visto giusto… scusate se è poco!

Ma mi intriga molto di più quanto B. Russell, che detestava l’Urss, ma era un socialista molto serio, scienziato di matematica, sopravvissuto ad un incidente aereo e morto, credo, a novant’anni asserì, in un suo saggio (Elogio dell’ozio), che il sistema economico mondiale è in grado di sfamare l’intero pianeta grazie al progresso tecnologico ormai raggiunto.

Il grande Russell, in tutti i sensi, aveva, tantissimi anni fa, e comunque nel secolo scorso, il famigerato novecento, affermato che  la fame nel mondo è questione di redistribuzione. In altri termini che la sfacciata ricchezza di alcuni, e pochi, è il complemento della incredibile povertà degli altri, i molti.

Emma Marcegaglia, nel suo discorso di insediamento a presidente della Confindustria ha detto: “In parlamento siedono delle forze politiche non ostili al mondo dell’impresa: questa è un’occasione storica e irripetibile”.

La nostrana  Lady di Ferro ha detto una cosa vera o parzialmente vera, nel senso che l’occasione è davvero storica, anche se nel senso negativo a mio modesto avviso, ma parzialmente vera, perché non so se davvero sia irripetibile.

Gli strumenti di analisi a disposizione della Marcegaglia le fanno fare questa terribile affermazione a proposito della storicità del momento che vive la democrazia italiana. Il metro di misura che ha a disposizione la presidente di Confindustria  è di quanto in questa fase, data la composizione di questo parlamento, legiferando, può determinare il peggioramento delle condizioni del lavoro, abbattere il welfare, diminuire le garanzie dello stato di diritto e, di conseguenza, di quanto  può aumentare il suo conto in banca.

Nella sua forma più semplice l’equazione del reddito nazionale (Y=P+S), che è uguale cioè a profitto più i salari, per la prima volta, nel corso della storia moderna, è segnatamente e senza possibilità di resistenza alcuna a favore della P, cioè del profitto, cioè in definitiva dal numero di ville, barche, jet personali, può acquisire la Marcegaglia assurta oggi a simbolo di una delle due classi che si incontrano e scontrano sul mercato del lavoro.

Non mi sto avventurando in un discorso di storia economica che non mi permetterei di fare, ma sto cercando di riflettere sulle mie condizioni di lavoratore, che nonostante riconosce il fatto non secondario di lavorare in un’azienda sindacalizzata, non mi ha fatto perdere la trebisonda, anzi ha rafforzato, come si diceva un tempo, la mia coscienza di classe. Il mio intervento non ha nulla di scientifico è solo tratto dall’osservazione di ciò che vivo sul mio posto di lavoro, dal confronto con gli altri lavoratori, dai discorsi e dallo scambio di esperienze con i compagni e le compagne della mia sezione.

Incredibile ma vero, la mia sezione è un campo di indagine sociologica non indifferente: c’è il pensionato, c’è il contadino, c’è il vecchio compagno che nel 1945 era già iscritto al PCI, c’è il lavoratore che firma buste paga false e ha moglie e tre figli da mantenere, c’è la maestra elementare di 40 anni precaria, c’è la laureata alla Sapienza di Roma è non a quella Canicattì, che lavora in una società di recupero per detenuti con un nome molto Cristiano, ma è una falsa partita IVA, frutto della legge 30, ci sono i professori di scuola superiore che sono  a contatto con quell’oceano di potenziali o aspiranti partecipanti a Amici di Maria De Filippi o a qualche grande fratello, c’è la neo laureata in ingegneria che è destinata a diventare una falsa partita IVA a sua volta, c’è la maturanda che le sue compagne di scuola probabilmente non capiscono perché è iscritta al nostro partito, c’è l’universitario di scienze politiche che con molta timidezza o forse scetticismo frequenta il luogo in cui un tempo si formava la politica, poi c’è il  bancario come me, che ancora qui al sud può essere considerato, sotto il punto di vista economico, middle class, a cui quella formidabile scuola di economia che era un tempo l’Università di Napoli, ha insegnato che si è proletari, come piace dire a me, non perché si è poveri, ma perché non si tiene il coltello dalla parte del manico,  perché quelli che lo detengono, come forza-lavoro, vorrebbe considerarmi non un essere umano ma un semplice fattore, anche variabile, della produzione, che esattamente quello che pensa la Marcegaglia che non fa altro che pensare quello che è statuito nella legge 30! Questo c’è nella mia sezione.

Eviterei, ciò detto, a urne aperte di fare l’apologia dei DS, una Cosa, come si disse e mai definizione fu più giusta, che non era più PCI ma non poteva essere nemmeno PSI per i motivi che tutti sappiamo.

I DS, almeno la sua burokratia, già da tempo era PD: ecco perché non ne farei l’apologia, né avrei rimpianti. I  dirigenti di maggioranza di quel partito si  sperticavano già da tempo a sdoganarsi nel salotto buono della politica, e cercavano di bruciare tutto ciò che era alla loro sinistra. Diciamo che hanno disperatamente cercato la fusione con la Margherita per decenza in primo luogo e poi perché dopo la “Cosa 1” del PDS, la “Cosa 2” dei DS, anche la “Cosa 3” del PD, non fosse l’ennesimo fallimento già sul nascere.

Quando dico fallimento intendo in termini di percentuale di voto, perché sotto il punto di vista del programma politico il PD si è riportato dentro le contraddizioni che erano nella coalizione dell’Unione.

Concludo: che cos’è un partito di sinistra che non ascolta le sezioni? Si chiama DS!

Ho semplificato ma volevo dire che da tempo l’erede di quel partito di massa che sapeva parlare anche ai cattolici come in occasione dei referendum su aborto e divorzio (vi ricordate la percentuale plebiscitaria?) era sparito dalla vita reale del paese e credeva che la brillante battuta televisiva, o la superiorità culturale, dialettica rispetto al rozzo centro-destra avrebbe sopperito a quest’assenza dai paesi dalle borgate, dalle sezioni, dai cancelli delle fabbriche; che questo popolo di lavoratori, perché pago di vedere i successori di Berlinguer sulle auto blu, o di girovagare per il mondo come ministro degli esteri, avrebbe sempre inghiottito prima la manovra Amato di 90.000 miliardi, poi il primo risanamento del primo governo Prodi, dopo Berlusconi I, poi il secondo risanamento del II Governo Prodi dopo, il tempo dei bagordi del II e III Governo Berlusconi e invece questo popolo alla fine è stato vinto dalla fame perché di utopia nessuno ha mai fatto indigestione!

Alla fine dopo aver affondato l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, la Cosa 1, 2 e 3 ha dilapidato un patrimonio di 10 milioni di volti sbriciolandolo in tutti i qualunquismi possibili e immaginabili:ì

1)      non voto perché tanto sono tutti uguali;

2)      odio Berlusconi e quindi darò un voto utile;

3)      voto Berlusconi perché darà un milione di posti di lavoro, poi una casa a tutti, poi toglierà l’ICI, poi toglierà il bollo sulle auto

e tutto questo è stato possibile perché il cervello agli italiani l’aveva già tolto con il grande fratello,

senza che la sinistra facesse niente per una legge decente sul conflitto di interessi.

Bene, ci incontreremo a Lecce il 22 giugno prossimo per la “Prima Assemblea Provinciale di SD” (perché non per un Congresso?!) e poi il 27, 28 e 29 giugno a Cianciano per la “Prima Assemblea Nazionale di SD (perché non per un Congresso?!) però dovremo rispondere a questo quesito: sarà irripetibile l’occasione storica che fa gioire la Marcegaglia?

Non aspettiamoci, cari compagni che la risposta a questa domanda venga dall’alto.

Perché capire che falce, martello e stella, così come il sole nascente, come il garofano rosso sono dei grandi simboli, o che “Bella ciao”  sia una grande canzone è una cosa, ma essere stupidi è un’altra.

Nelle società italiana e nel modo intero c’è oggi come c’era ieri una grande necessità di sinistra, perché gli imprenditori (cui la storicità del momento vede un parlamento favorevole) sono quelli che hanno affossato Alitalia? le Ferrovie dello Stato? che hanno trasformato le banche in ladri? sono gli smaltitori di rifiuti del nord nelle campagne del sud grazie alla fattiva collaborazione della Camorra (Napolitano) e via discorrendo…

Solo il lavoro vivo crea valore, il lavoro morto è passato è morto appunto diceva il filosofo Marx e spesso questo lavoro vivo cade da un’impalcatura, si frigge alla Thyssen Krupp, soffoca in una cisterna, si suicida perché grazie alla legge 30, o davvero l'ha scritta Biagi?, non viene rinnovato il contratto… a queste persone, ai loro famigliari non abbiamo,o meglio, non avete saputo parlare, ed è per questo che 10.000.000 di voti sono finiti a Berlusconi, alla Lega (alla Lega, sic!) e misera quota parte, né carne né pesce, al PD che fra Calearo e l’operaio della Thyssen (che non so come si chiama) fra Bonino e Binetti, getta un’ombra sinistra su un governo di destre.

Dunque, “Elogio dell’ozio”: si lavora per vivere e non per morire; lavorare tutti  per lavorare meno;  la salute non si paga: qui è la SINISTRA!

22/6/2008

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