Sezione "Pio La Torre" Alliste

Prospettive della sinistra

Dove va la sinistra?

di Gianni Ferraris

Dove va la sinistra?   Cosa si vuol fare del patrimonio attualmente in libera uscita degli amici, compagne, compagni che hanno voluto esprimere un voto utile? In particolare dopo le reiterate richieste del candidato del PD che correva da solo, salvo incamerare i radicali e Di Pietro. Lo stesso che non ha avuto l’accortezza e il pudore di non mentire spudoratamente citando sondaggi falsi, come dice Gad Lerner nel suo blog. Sapevano perfettamente che avrebbero perso. I sondaggi che avevano erano inclementi. Nonostante questo, anziché aggiustare il tiro e non chiedere voti in/utili, ma arrivando a non accanirsi troppo con quel che avevano alla loro sinistra, forse il danno sarebbe stato meno grave. E probabilmente oggi avremmo qualche deputato o senatore di area socialista. Ma il passato è passato. Non è più tempo di recriminazioni. Quel che serve oggi è comprendere cosa sta succedendo a sinistra. E parto dall’assioma che il PD è un partito di centro, per altro inevitabile alleato per una rinascita del centro sinistra.

Sto scrivendo queste righe da non tesserato mai a nessun partito, non è un vanto, è stata una scelta precisa. Però oggi ritengo che sia il momento di aumentare quell’impegno che ho sempre dato da esterno e che  forse posso dare se ne vedrò la possibilità.

Vedo molto movimento a sinistra. Ed è un movimento che non mi appassiona molto. Da un lato sento parlare di eventuale federazione. Dall’altro di mantenere gli attuali partiti. Da un altro ancora di sciogliersi e pensare seriamente di entrare nel PD. Nessuna di queste ipotesi riesce ad emozionarmi. In primo luogo perché sono dell’idea che sia necessario un partito UNO della sinistra rappresentativa delle istanze del lavoro, della solidarietà, del governo dell’immigrazione, del contrasto alle destre che governano, delle ragioni del socialismo.

In secondo luogo perché sono convinto che il far sopravvivere litigiosi partiti del 2% sia la metafora più eloquente del masochismo politico.

Una formazione insomma, che sia profondamente radicata nel socialismo europeo, in cui trovino pari dignità i non appartenenti ad alcun partito, i comunisti e i socialisti, i movimenti e tutte le istanze della società. Ognuno con le proprie caratteristiche, ma tutti con un’identità di sinistra reale. Quindi l’accapponirsi su falce e martello o su simili amenità mi lascia allibito e perplesso. Sarebbe un modo (tanto caro alle sinistre negli anni) di rivendicare l’essere più a sinistra di altri. Va benissimo l’arcobaleno. E va bene, lo dico ai compagni che sono intransigenti comunisti, il comprendere che l’adesione ad un partito che si dichiara  socialista o socialdemocratico non è poi così riprovevole se lo scopo è quello di aspirare ad essere forza di governo. La priorità oggi è quella di fare una forza di sinistra e di riprenderci i compensi scippati dalla bufala del voto utile. Oltre che quella dell’astensione che ha punito, a parer mio, la presunzione dei partiti della sinistra nel fare un cartello elettorale. 

Quindi sono indispensabili alcuni passaggi quali:

Il superamento degli attuali partiti. 

L’apertura di una fase costituente che veda rappresentate tutte le forze della sinistra e che dia spazio ai senza tessera oltre che ai movimenti e alle associazioni. 

La ricerca di una classe dirigente rappresentativa di tutte le istanze della sinistra. 

Purtroppo vedo troppi freni ad un disegno come questo. E temo che il percorso sia più tortuoso del previsto. Il peccato da sempre di certa sinistra è il settarismo che preclude alleanze e autocritica. 

Una nuova formazione che dovrà avere il compito da subito di allacciare un dialogo con il centro di Veltroni e fare fronte comune contro le destre di Berlusconi, Fini e Bossi. E che abbia, in sostanza, il compito di muovere tutto ciò che si può per impedire lo scempio annunciato dai vari Brunetta e Tremonti. Il primo in particolare ha già espresso parere favorevole a far gestire la scuola dai privati. Non so bene cosa voglia dire il neo ministro, quel che so è che sarà sicuramente una iattura per l’Italia intera. Dopo la scuola passeremo alla sanità, poi svenderemo le coste, e poi? A quando la torre di Pisa o la cattedrale di Lecce vendute al Dubai? 

O il dialogo riparte senza conventio ad excludendum tanto care alle sinistre, oppure ci ritroveremo a parlare ancora una volta dei massimi sistemi e delle divergenze ideologiche scordandoci, come purtroppo spesso è accaduto, dei bisogni delle persone. Penso ci sia ancora una possibilità, e penso che per le europee ci si possa alleare. Occorre però fare molto in fretta. Per non veder fagocitati tanti compagni, stanchi di risse, nel PD o per veder dilapidare ulteriormente le risorse di persone che vogliono credere che un nuovo mondo sia

possibile.

12/5/2008

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