Sezione "Pio La Torre" Alliste

Prospettive della sinistra

Canta (Bandiera Rossa) che ti passa!

L’esito del congresso di R.C. ha dato la stura a tutti quei giornalisti ben pensanti o di sinistra q.b.: “Ha vinto il settarismo” “Ha vinto l’identitarismo” “Hanno vinto i duri e puri”.

In effetti in R.C. si è trattato di una replica molto meno plebiscitaria di quanto avvenuto nel congresso del PdCI, del quale si è saputo poco  perché conta meno del due di picche, mentre in Rifondazione, il fenomeno Vendola, ha creato un po’ più di rumore.

Il povero Vendola (spero per lui che non sia così), dalle cronache giornalistiche, è stato definito  "il comunista ex rivoluzionario, plasmato al riformismo dal piacere del potere, ha perso.

Viste da sinistra le cose non stanno proprio così e forse, viste da sinistra, le cose sono ancora più gravi di quanto questa lettura, apparentemente dura, ma pro domo PD, possa sembrare.

Crediamo che Ferrero, Russo Spena, per il PRC e Diliberto per il PdCI, non sono ne’ settari, ne’ identitari, e nemmeno ne’ duri e puri. Crediamo, invece, che con i loro congressi abbiano per sempre bandito la possibilità ai comunisti di accedere alle assemblee elettive; in secondo luogo che, chi,  nella galassia di sinistra,  non per forza si voglia definire comunista sarà inevitabilmente risucchiato nel vortice di cui alla considerazione precedente, perché la "ggente" non va tanto, come è giusto che sia, per il sottile; infine, che si verificherà il ritorno all’ovile del PD delle pecorelle smarrite.

In pratica dai due congressi è venuto fuori il peggio che si poteva aspettare.

D’altra parte le capacità di elaborazione delle rispettive classi dirigenti quelle sono e, nel breve periodo, non ci si poteva aspettare di più, mentre, nel lungo periodo, diceva Keynes, tutti saremo morti e il problema si risolverà da sé.

Intanto il miracolo vivente Vendola, il poeta governatore (che vanta al suo attivo un primato che già apparteneva ad Andreotti, infatti, così come un tempo c’erano più andreottiani che democristiani, analogamente ci sono più vendoliani che comunisti), all’interno del suo partito non è riuscito ad essere  profeta.

Fra Ferrero e  Vendola, sotto il punto di vista della qualità politica, non esiste confronto.

Vendola è il ricercatore, a volte un po’ fumoso ma anche capace di grande pragmaticità: è un grande comunicatore politico, ma amministrativamente, pur facendo molto nella Regione Puglia, difficilmente riuscirà a raccogliere i frutti, perchi, alle regionali del 2010, presidierà il seggio sarà l'ennesio "sbianco". Molto più efficace, comunicativamente parlando, la grancassa del centro destra (Poli – Fitto) che sono abilmente riusciti a ribaltare sul suo governatorato tutti disastri delle amministrazioni regionali il frutto avvelenato dei governi democristiani e di centro destra, per decenni alla guida della Puglia (a partire da Fitto padre). In tutto questo Vendola ha una gravissima responsabilità: quella di non frequentare le sezioni (come la nostra) che sono ancora aperte (pur non essendo noi di Rifondazione, ma sicuramente, per la legge più sopra richiamata, vendoliani). Per i dirigenti della sinistra un tempo le sezioni erano tutto. C’era una rigida gerarchia che non permetteva di presentarsi in un comune se non tramite i canali di federazione e, quindi, delle sezioni. Oggi questi dirigenti è facile trovarli ad un convegno di un’amministrazione di centro destra, senza che le sezioni di sinistra siano nemmeno invitate e per questa via facciano la figura dei pirla (la dice lunga la bagarre che ha visto coinvolto il gruppo consigliare di ex DS, ora SD, di Alliste con l'assessore (luce dei miei occhi ci disse Vendola all'assemblea degli stat generali a Roma) Barbanente.

Ferrero è, anche visivamente, poco più di un burocrate di seconda linea, senza grande personalità, con una banalità di linguaggio che esaurisce il suo essere comunista nel coro di “Bandiera Rossa”, ne’ più ne’ meno come dire :”chi non salta Berlusconi è!”. (Per fortuna, la storia del movimento operaio è altra e diversa: altrimenti chissà  se la direzione dei partiti della sinistra fosse stata affidata a Ferrero o a Diliberto, avremmo mai avuto per esempio lo statuto dei lavoratori).

Questi due partitini, oggi anche fuori da parlamento, non hanno capito che avevano una responsabilità in più: dai loro congressi parlavano ad una platea un po’ più vasta. Hanno invece sbattuto la porta e si sono ripiegati su se stessi inseguendo il niente e gettando la maggior parte di quelle persone nel disagio di credere a niente, mentre queste  cercavano di origliare e di carpire qualche parola che desse il segno che queste mezze calzette avessero avuto un grandioso scatto di reni, che qualcuno, anche per caso, avesse inventato la penicillina. Invece niente di niente.

Poiché l’unione (in tutti i sensi, “arcobaleno” compreso) non ha fatto la forza, essi hanno seguito un altro proverbio: "chi fa per se fa per tre". Il dibattito a sinistra è compresso fra queste due banalità. A questo siamo ridotti.

“Sinistra democratica” a Chianciano forse poteva fare di più, forse poteva scegliere, ma ha deciso di non decidere, come disse Salvi mentre si fumava una sigaretta fuori dal bruco del Palamontepaschi. Tuttavia bisogna riconoscere che ha fatto uno sforzo: i pugni chiusi sulle note dell’”Internazionale” si levarono anche il 27 28 e 29 giugno, segno evidente che qualche comunista c’è anche in SD. Dobbiamo, però, dire che almeno  in quell’assemblea non c’erano volti rabbiosi. C’era preoccupazione certo, c’era come dire un “ragazzi lo so che è difficile rialzarsi dopo questa sberla, ma tocca a noi cercare di darci una mano l’un l’altro per l’ultimo tentativo prima della smobilizzazione definitiva, cerchiamo, se ci riusciamo, a dare un po’ di coraggio anche a quelli del PdCI, dei Verdi e di Rifondazione”. Niente, nemmeno questo messaggio è passato. Ognuno ha fatto finta di essere al 30% dei consensi e chi se frega degli altri o si aggregano o vadano a quel paese.

Giustamente Marx diffidava dallo spontaneismo, frutto dell’istinto: i bambini strillano se hanno fame o sete perché non filtrano attraverso la ragione i loro istinti. Giustamente Marx elencava una serie di condizioni oggettive: marxianamente argomentando quindi, "meno male che Silvio c’è", anche se, come cantavano  i Nomadi, noi non ci saremo!

28/7/2008

Ritorna all'Indice           Ritorna alla Home Page