Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Dalle leggi razziali al lodo Alfano

Il Re e il Presidente della Repubblica

Il lodo Alfano è legge dello Stato.

Il Presidente della Repubblica, l’ex migliorista del PCI, lo ha firmato, senza nulla eccepire.

La prima dichiarazione di Berlusconi è stata: “Ora non verrò più perseguitato”.

Chissà cosa penserà, se mai  avrà avuto il tempo di leggerla, Nelson Mandela?

Chissà cosa penserebbe, se fosse sopravvissuto al regime dei colonnelli, Alekos Panagulis?

Chissà cosa penseranno le madri coraggio di Piazza de Majo, che sfidarono il regime di Pinochet?

Chissà cosa penserà nella tomba il padre dei sette fratelli Cervi?

Chissà cosa penserebbe Sandro Pertini, sfuggito ad una condanna a morte del regime fascista?

Chissà cosa penserebbe Salvo D’Acquisto, martire per evitare la morte di innocenti?

Chissà cosa penserebbero di un “perseguitato” che, per non farsi “perseguitare”, per non vivere e combattere per la liberazione,  braccato sulle montagne, soffrendo il freddo, il caldo, la fame e la sete, molto più semplicemente fa una legge che dice: “chi combatte per la libertà e contro il fascismo non può essere perseguitato”

Sicuramente penserebbero: Cazzo, perché non ci abbiamo pensato!!!

Questa misera Italia, si scandalizzò quando in Parlamento fu eletta Cicciolina, piuttosto che Toni Negri o Luxuria  e ora di fronte a questa legge indecente? Niente!

Troppi errori di strategia e di tattica ha fatto la sinistra. Napolitano ha firmato un decreto indecente.

Non vogliamo addentrarci, come pure potremmo fare, in una disquisizione giuridica, ma al di là del pur evidente disprezzo delle regole elementari del diritto, esiste una questione che viene prima e supera tutte le altre: la decenza.

Lo abbiamo già detto in questo sito: di fronte a questi atti di tracotanza c’è una terza via fra il firmare e non firmare: di fronte a fatti così indecorosi e indecenti ci si può dimettere anche da presidente della repubblica, e perché no!

Invece adesso lui ci sbeffeggia: “non verrò più perseguitato” e, così dicendo, attribuisce alla magistratura il ruolo di persecutore come Mussolini, Pinochet, Bokassa, Idi Amin Dada, Franco, Hitler e il Presidente della Repubblica, nonché Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, non ha battuto ciglio; “il sabato potrò lavorare, invece di pensare alle udienze”, ma perché il primo ministro è un impiegato che fa la settimana corta, come un onesto lavoratore? E “il povero avvocato Ghedini rimarrà disoccupato”, invece come parlamentare ha usato il suo mandato per preparare una legge per non rendere processabile il capo, visto che come avvocato la questione era ingarbugliata?

Signor Presidente Napolitano, non trova che tutto questo prima che giuridicamente, sia civilmente indecente?

Signor Presidente Napolitano, non sente di aver firmato una legge di stampo sud americano?

Perché ancora oggi rimproveriamo al Re  il fatto di aver firmato le leggi razziali volute da Mussolini? I  Savoia, fra l’altro, pagarono con l’esilio anche la loro sudditanza a quel regime.

È in via di costruzione un regime che non ha più resistenza: sbarramento del 5% e liste bloccate alle elezioni europee per mandare al parlamento europeo le persone che dice lui. Ci ha confiscato il voto.

Di fatto alle elezioni vota solo lui: con le liste bloccate decide lui chi sarà eletto e con le sue televisioni decide quanti voti prenderà.

Sotto i nostri occhi si sta costruendo un regime senza che quelli che un tempo erano i comunisti del PD abbiano il coraggio di pronunciare questa parola. Perché pronunciare questa parola significherebbe da parte di Veltroni, D’Alema, Fassino & CO ammettere il loro errore devastante.

Errori sommati ad errori, a partire dal 1994 quando Occhetto per sostituire il parlamento degli inquisiti volle, insieme a Segni (che fu punito dalla sua stessa legge), cambiare il sistema elettorale da proporzionale in maggioritario, consegnando il paese per la prima volta a Berlusconi.

Da qui un susseguirsi di tragici errori per la democrazia: la bicamerale, la mancata approvazione di una legge sul conflitto di interessi, la caduta del primo governo Prodi per mano di Rifondazione comunista. Le Leggi del governo D’Alema sul giusto processo. Il ritorno di Berlusconi e i suoi cinque anni di disastri per la democrazia; l’Unione con dentro il diavolo e l’acqua santa; la prima crisi del secondo governo Prodi a causa dei sabotatori Turigliatto e Rossi; le  primarie del PD e Veltroni che dialoga sulla legge elettorale con un Berlusconi alle comiche finali (Fini) destabilizzando fino a far cadere il terzo e ultimo governo Prodi trasformato in una sorta di “pungball” che tutti si sono divertiti a scazzottare; la stagione elettorale del bipartitismo all’amatriciana, giocata sul veleno del voto utile; infine la sconfitta storica, tragica, drammatica, irrecuperabile dell’area del centro-sinistra, non per i 9 punti di differenza inflitti a PD e soci, non perchè per la prima volta comunisti e socialisti non sono in parlamento, ma perché c’è un uomo che decide e gli altri votano quello che lui decide: questa è la più subdola delle dittature.

8/7/2008

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