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Sezione "Pio La Torre"
Alliste
Economia
Gaffe di Scajola
sulla nuova centrale
Il ministro: eccola, dopo qualche vita umana...
CIVITAVECCHIA — «I pochi che ancora non
hanno capito, capiranno. Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita
umana, si è costruita questa modernissima centrale dove tutto è controllato e
tutto è sicuro». Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola,
interviene parlando dal palco durante l'inaugurazione della centrale a carbone
di Torrevaldaliga Nord. 31.07.2008
Gaffe di Scajola? No, questa è la legge
30!
All’epoca del “Berlusconi 2” (2001-2005) il ministro degli
interni era l’ineffabile Scajola, il cui cognome potrebbe derivare da scaglia,
sinonimo di scheggia (impazzita).
In quei tempi Marco Biagi, già
consulente del ministro del lavoro (precario), reclamò a gran voce una scorta, ma
il ministro Scajola disse: “Ma che vuole questo rompicoglioni”, che in italiano
si potrebbe tradurre: “Ma va a morì ammazzato” appunto…
A seguito di tale frase, non
pronunciata in nessuna riunione ufficiale, ma carpita nei corridoi, il Ministro
degli Interni Scajola dovette rassegnare le dimissioni. Fece un anno di
purgatorio e poi, a seguito del rimpasto
che fu all’origine del “Berlusconi 3”,
rientrò nella compagine governativa come Ministro dei rapporti con qualcosa.
Poi quelli della “Casa delle
Libertà”, che avevano in corso una ristrutturazione per trasformarla in casa
del “Popolo Delle Libertà”, per 18 mesi andarono in ferie e affidarono ai Prodi
il compito di tenere a bada il Mastella napoletano e i Dini Sauri, che di
solito dimoravano nella “Casa delle Libertà” , poiché era un po’ ingombrante
portarli in ferie e tenerli in cattività per tanto tempo.
Il restyling del modello ci ha
restituito il “Berlusconi 4” (2008 ….), perché di serie 4
sono gli airbag montati, si fa per dire ovviamente, 2 modello Carfagna e 2 Gelmini,
più 2 di scorta in Presti(to da)giacomo.
Va beh, ciò detto, Scheggia, per
gli amici Scajola, per evitare complicazioni, non era cosa che andasse al
ministero degli interni, anche perche i ROM ci avevano fatto due maroni così, ed
è stato posizionato in un ministero delle attività produttive dove, se vuole va
a lavorare e se non vuole non va, tanto per quello che bisogna produrre non è
che ci sia bisogno di una presenza assidua, basta che vada alle inaugurazioni
che avvengono una ogni tre o quattro anni.
E Scheggia, che non lo freghi
mai, non ha perso l’occasione e ha sentenziato: “che volete che sia di fronte al progresso tecnico, qualche vita umana:
è solo merce da consumo, materiale non rinnovabile, cascame (o cascato) di
produzione”.
Siamo scesi volutamente sul
volgare perché volgare è Scajola. Quelle di Scajola non sono gaffe: il
lavoratore è, per l’economia liberista, per il turbo capitalismo, e anche per
il capitalismo straccione italiano, un fattore variabile della produzione. Questo
è quello che dicono tutti i testi di economia: che altro dice se non questo la
legge 30, attribuita a Biagi per rivestirla della inoppugnabilità delle volontà
di un de cujus, che in quanto tale non può parlare e nemmeno smentire.
Quando Luciano Lama, mai così
compianto come in questo periodo, disse che il salario è una variabile indipendente,
voleva proprio opporsi all’inciviltà di quella teoria e pratica economica liberista
in cui crede Scajola: l’uomo, anche nella sua qualità di forza-lavoro, non è un
fattore della produzione.
L’uomo è titolare in quanto tale
dei diritti sanciti dalla costituzione e dalla dichiarazione dei diritti
universali dell’uomo, anche se operaio, anche ROM, anche se migrante, anche se
nero: il salario è una variabile indipendente significa proprio questo che è
l’esatto contrario di quanto scritto nella legge 30 che è una legge che
riafferma esattamente quello che pensa Scajola, e semmai l’avesse scritta Marco
Biagi dovremmo dire che ha scritto una cattiva legge, questo sia detto una
volta per tutte.
31/7/2008
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