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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica
Il PD, una scimmia sospesa fra Bossi e Obama Chiamparino, sindaco di Torino, chiama Lega. Cacciari, sindaco di Venezia, nonché filosofo, vuole il PD del Nord (che, perciò stesso, non può essere il PD del Sud)Veltroni, intanto, per dare qualche certezza a quella confusa brigata che è il PD cerca di identificarsi con Barack Obama. Ma se davvero Obama dovesse fare le cose che ha promesso in campagna elettorale, in quel programma non c’è nulla che lo possa accomunare al PD. Se veramente Obama ha coronato il sogno che fu di Martin Luther King, che rapporto c’è fra King e il PD? In comune King e il PD non hanno nulla: né il cinismo di D’Alema né il buonismo di Veltroni, né la guerra contro i piccioni del sindaco Cacciari. Né basta qualche citazione in qualche discorso di Veltroni ad attenuare le distanze. In primo luogo perché chi voleva scrivere una parola rivoluzionaria nella gestione delle cose della politica non è sopravvissuto. Così sia Martin Luther King che Aldo Moro sono stati uccisi. Fra Moro e King non ci sono molte cose in comune se non il fatto che, anche se il loro percorso politico e intellettuale è stato totalmente diverso, se non addirittura opposto, di fatto essi hanno capito le cause di questo mondo cattivo e avevano individuato il modo per cambiarlo. Ma come nel film “Apocalypse now” fu ordinato di “porre fine” al comando del generale Kurtz per le sue “idee malsane”, cosi un groviglio di “forze complesse”, fra loro diverse, opposte o addirittura non comunicanti credeva che fosse necessario “porre fine” alle “idee malsane” di Moro e King, e così fu fatto. Aldo Moro voleva mettere in discussione Yalta e questo era intollerabile tanto per gli USA quanto per l’URSS e anche per altri e più meschini calcoli di altra gente. Martin Luther King mise insieme bianchi e neri, cattolici e protestanti e portò 250.000 persone a Washington: ciò non si era mai visto negli States e infatti non si è più rivisto, e tutto ciò era intollerabile tanto per l’establishment, tanto per coloro che volevano l’annientamento fisico degli Stati Uniti. Per questo il PD non avrà mai niente in comune con King e con Moro, perché questi non volevano solo mitigare le storture di questo ordine mondiale, ma credevano nella necessità di cambiarne il vocabolario; loro erano degli anti “ma-anche” ante litteram. Essi dicevano che se la politica voleva davvero cambiare il mondo si dovevano cambiare gli assunti, i dogmi, sui quali si era retto sino a quel momento il mondo. Essi non partivano dal contingente; non volevano risolvere il problema dei rifiuti del loro campo buttandoli in quello del vicino, per giocare una partita di tennis infinita. King era convinto che un nero per entrare nella stanza dei bottoni non doveva diventare “bianco” o comunque sbiadire. Ma la politica americana doveva assumere, riassumendoli, i valori del popolo americano tutto intero e conseguentemente determinare una svolta non da poco tanto nella sua politica interna, quanto e soprattutto nella sua politica estera. Così come Moro era convinto che l’Italia sarebbe diventata un paese normale quando non si sarebbe chiesto a nessuno di diventare “ex” di niente. Bisognava cancellare, pensava Moro, quell’anomalia del “fattore K”, dogma della sovranità limitata e delle conseguenti organizzazioni che dovevano gestire e garantire il perpetuarsi della limitazione della sovranità. Il richiamo ossessivo di Berlusconi da un lato e il frequente riferimento di D’Alema, Fassino, Veltroni all’esistenza di una “sinistra radicale” riaffermano, se mai ce ne fosse bisogno, che il “fattore K” esiste ancora e ha sua valenza. Da un lato quest’ultimi dicono di essere “ex” e quindi nei loro confronti non sarebbe applicabile il "fattore K", Berlusconi dice che non è vero che sono “ex”. Saremmo curiosi di sapere come oggi sarebbe il mondo se Moro e King fossero vivi, se questi astronomi della politica avessero potuto terminare le loro “ricerche”. Di certo molti di coloro che sono diventati classe dirigente in America e in Italia e nel mondo intero avrebbero dovuto misurarsi con loro e sicuramente non avrebbero retto il confronto: chi ha premuto il grilletto per ucciderli è proprio questo che aveva capito.
Invece le idee, per chi ce l’ha, vengono bollate come
ideologia, termine dispregiativo. Oggi l’importante e governare, le idee si
vedranno dopo. Il programma o molto, 281 pagine, o niente 11 punti, è, in ogni
caso, carta straccia. Le idee sono solubili, oggi si “è” solo se si ha una
poltrona sotto le chiappe. La politica è talk show, è gazzarra, è invettiva, è
offesa, è belle gambe. Non è elaborazione di pensiero, non è proposta di società, non è niente che possa apparire come una cosa
seria. E allora senza metodo alcuno si chiama 3/11/2008 |
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