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Politica

Corriere.it: Veltroni su Craxi: «Innovò più di Berlinguer»

Svolta dell'ex leader pd: solo lui capì davvero la società, insufficienti gli sforzi di Enrico.

Che s'ha da fa' pe' campa'!

di Luigi Crespino

Il revisionismo parte da lontano. Da tempo Veltroni stava lavorando intorno a questo pensiero: non a caso voleva infilarlo nel Pantheon del PD. Tutto sommato credo che ci sarebbe stato bene, anzi credo che sarebbe stato l'unico segretario possibile e perfino vincente. Probabilmente Craxi alla guida del PD avrebbe vinto le elezioni, contro tutti, anche se l'avversario, si fa per dire, si fosse chiamato Berlusconi.

Craxi, dice Veltroni, aveva previsto il futuro meglio di Berlinguer.

Certo che si! Anzi Craxi non solo lo ha previsto, Craxi ha determinato il futuro. È ovvio che Stefania Craxi sia raggiante. Ci mancherebbe! Indipendentemente dalle vicende giudiziarie del padre lei è sempre sua figlia.

Ma il punto non è e non può essere quello dell'umana comprensione verso l'uomo. Il politico, lo statista, il capo di un governo, il leader di partito non può sfuggire alla storia e al suo giudizio. Una storia scritta anche nelle aule dei tribunali.

La quantità di soldi illecitamente finite nelle tasche di uomini e nelle casse del PSI e stata tanta e tale che, come fu detto giustamente all'epoca, ha contribuito a deviare il normale corso della democrazia.

La separazione delle carriere dei magistrati, per porre sotto il controllo dell'esecutivo il pubblico ministero,era un vecchio cavallo di battaglia di un Craxi, che non tollerava, nella sua rincorsa verso la "modernità", i "lacci e i lacciuoli" di una Costituzione divenuta un vestito troppo stretto per chi, come disegnava Forattini nelle vignette dell'epoca, era rappresentato con stivali, mani "arrovesciate" sui fianchi, testa alta, mascella volitiva.

Molti legano l'inchiesta "Mani pulite" a Di Pietro, e questo è un primo male. Mentre il suo partito, l'IDV, sotto l'incivile attacco alla magistratura portato dal governo Berlusconi IV, si va delineando sempre di più come un partito di ex magistrati o di magistrati in aspettativa. Eppure questo è un male, perché avvalora la tesi cara a Berlusconi. Nel "popolo" è ormai acquisito che esista un complotto contro Berlusconi ordito da toghe rosse, grilli parlanti e compagnia cantando. Ed è per sentimento diffuso, che il 40% in media di coloro che vanno a votare (con punte locali che superano abbondantemente il 50% fina ad arrivare al 60%) votano non per il PDL, non per la velina di turno, ma per Berlusconi in persona, tanto è vero che lui si candida in ogni circoscrizione dando "l'ebbrezza" a ogni italiano di votarlo, dando a ogni italiano "l'orgoglio" di scrivere il suo nome sulla scheda elettorale.

Tutto ciò presta man forte alla teoria che Craxi fu vittima di una congiura ordita dalla magistratura.

Invece il "popolo" è diventato più indulgente e a tratti connivente con le malefatte del potere, questo è visibilissimo anche nel nostro piccolo paese: la scena delle monetine lanciate all'indirizzo di Craxi, mentre usciva dalla sua residenza romana, oggi sarebbe inimmaginabile. Tangentopoli ha mutato la sua allocazione. Con la fine dei partiti di un tempo, oggi anche la corruzione ha imboccato la strada del federalismo. Figlie di quella stagione sono diverse leggi che hanno destrutturato il sistema democratico, una su tutte è quella conosciuta come "Riforma Bassanini" che ha espiantato i presidi democratici locali e ridotto i consigli comunali in allegre rimpatriate e accentrato tutti i poteri nella mani di un sindaco-potestà.

Questo è il brodo di coltura nel quale prolifera il berlusconismo, che affligge tanto sindaci di destra quanto sindaci di centro-sinistra. In quest' epoca nessuno vuole sentire parlare di "questione morale", argomento posto con forza da Enrico Berlinguer: oggi solo i "bacchettoni" credono ancora in quest'etica della politica. La modernità auspicata da Craxi implicava  invece libertà di movimento, creazione di regole atte alla bisogna. Pochi sono i giornali in Italia che hanno il coraggio di dire quanti farabutti, a far data da allora, hanno fatto il loro ingresso nella scena politica e allora per sperare di tornare al governo del paese non resta che inseguire l'avversario sul suo stesso terreno.

È ovvio che le parole dette da Veltroni, esponente di primo piano del PCI del dopo-Berlinguer, già direttore dell'Unità, già segretario dei DS, vorrebbero avere la valenza di un giudizio o di un revisionismo operato da un intero pezzo della sinistra italiana. Così non è, così non può essere! Sembra, invece, l'estremo tentativo di continuare a tirare a campare e a contare in un ambiente politico fatto di camarille. Questa uscita, non nuova, di Veltroni è la liberazione definitiva da quel mondo politico troppo intento a pensare la politica come scienza sociale. È il salto verso un americanismo all'amatriciana però, perché nell'America, quella vera che tanto Veltroni dice di amare, i ministri si dimettono perché non hanno pagato i contributi alle colf.

In America nessuno si sognerebbe di riferirsi a Craxi, politicamente parlando, in termini positivi.

Caro Veltroni, noi possiamo avere comprensione per il tuo dramma politico e umano, ma l'Italia creata da Craxi a suon di decreti "pro domo amici sua" e di iscritti con doppia tessera (P2 - PSI) somiglia molto, tanto, troppo al Sudamerica.

16/7/2009

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