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Sezione "Pio La Torre" Alliste PoliticaProf. Zacheo, ma cambiare partito è normale? Io non capisco la gente... di Luigi Crespino Io sono convinto di una cosa, ne sono convinto e lo posso dire perché l'ho già potuto sperimentare sulla mia persona o meglio sulla mia pelle. Dall'aprile del 1997 al maggio del 2001, sono stato il capogruppo nel consiglio comunale di Alliste di una lista civica denominata "Democratici" .Si trattava di una coalizione alla quale aderivano Democratici di Sinistra, il Partito Popolare, lo SDI di Boselli e Rifondazione Comunista. Sono stato un capogruppo leale nei confronti della giunta, il che non mi ha impedito di interpretare il mio ruolo collaborativo che, oltre le strette funzioni connesse al capogruppo, prendesse posizione chiare che, in alcuni momenti e quando era necessario, erano anche critiche. Critiche calibrate in modo da tener conto della luogo e del consesso in cui venivano espresse. Il Consigliere Comunale, io credo, è il trait d'union fra i cittadini e il governo del paese: deve portare le istanze dei cittadini nel palazzo e deve portare e tradurre i provvedimenti della giunta fra i cittadini. Ma non è un semplice messaggero è molto di più: traduce i linguaggi degli uni e degli altri, perché cittadini e potere sono entità che parlano lingue diverse. E' uno dei ruoli più difficili perché rischia, stante i miseri poteri attribuitigli dalla legge e quelli enormi attribuiti a giunta sindaco, di fare il parafulmine e basta. Nel caso concreto giunta e sindaco hanno una platea di interlocutori formati da imprese e gruppi di pressione (alias Associazioni, spesso nate per la bisogna) che sono collettori di voti. Certo anche il consigliere può entrare a far parte della partita, proponendosi a sua volta come rappresentate di un gruppo di pressione, e questo è quello che normalmente accade, perché è il modo più semplice e più fruttuoso di contrattate la propria posizione. La scelta di rappresentare le istanze che nascono dai cittadini, che dovrebbero essere quelle del buon governo, non hanno strutture, consigli direttivi o presidenti, sono invece scelte che reclamano una "generica" pari dignità dei cittadini, frutto del principio di eguaglianza e ricerca dell'applicazione concreta del principio che la legge è uguale per tutti! Ma così quell'imprenditore, quel presidente di associazione, quell'altro notabile, non potrà contare su una corsia preferenziale. Ed è qui che le strade si separano anche fra chi condivide una tessera di partito. Ed è stato così anche per me che non ho condiviso le scelte, le concrete azioni di governo, espresse da un sindaco con il quale condividevo la tessera del partito (DS)Posto di fronte al fatto di dover tradire gli impegni assunti pubblicamente con i cittadini e conservare la poltrona importante di assessore ai lavori pubblici di Alliste, con l'accordo di diventare vice sindaco negli ultimi venti mesi della consigliatura 2001-2006, dovendo rinunciare a rivendicare con forza le idee nelle quali credevo e credo, fui costretto, nel 2002, a rassegnare le dimissioni da assessore e quindi di consigliere per non passare all'opposizione e per consentire alla maggioranza di cui non condividevo più nulla di ricostituirsi anche numericamente per continuare a governare: questo era l'atto di lealismo nei confronti anche del partito cui mi riferivo, . Quella maggioranza comunque finì male perché non fu il malessere di un singolo, ma fu il malessere di tanti consiglieri dei DS a determinare la fine anticipata di un sindaco dei DS che aveva gestito male il suo mandato. Perché una giunta stringe patti e rapporti con centri di potere che promettono pacchetti voti e carrierismo politico in cambio di benefici particolari. E' ovvio che, nella "normalità" dei casi, anche i consiglieri si adeguano e contrattano con la giunta, ma per scelta non solo politica, ma di vita, la mia fu quella di rispettare me stesso e quindi le motivazioni che mi avevano portato a quarant'anni ad accettare una candidatura. Il fatto, però, di andare in disaccordo con chi in quel momento rappresentava nelle istituzioni il partito a cui ero iscritto, non determinarono in me il passaggio ad un partito contiguo al mio e meno che mai il passaggio ad altro partito, dove sarei stato accolto a braccia aperte. Molto più normalmente me ne tornai a casa rimanendo nel mio partito senza dare fastidio. Nella campagna elettorale del 2006, nella quale sono stato candidato sindaco con una lista di centro sinistra a tutti gli effetti (facevano parte della coalizione DS, PRC e Margherita), la scelta di mollare tre poltrone di potere in un unico colpo mi è stata più volte rinfacciata ed è una scelta che ho pagato ad caro prezzo perdendo le elezioni. Questa lunga premessa era necessaria perché di recente ho appreso che alcuni degli artefici della nascita di Sinistra Democratica Salentina di primo piano sono transitati nel Partito Democratico con tanto di conferenza stampa alla fine della quale hanno tirato fuori la tessera del PD. Ora si impongono diverse considerazioni: 1) visto che il PD era il partito confuso ed oggi è ancora più confuso di quando è nato, che cosa ha determinato questi soggetti ad accettare la tessera, quella stessa tessera che ieri hanno sdegnosamente rifiutato? 2) Se il PD era e resta un partito confuso, questa adesione tardiva non ha tutta l'aria di essere la scelta di chi comunque deve comunque fare politica attiva per forza? 3) E dove sta scritto che bisogna fare politica attiva per forza? A meno ché uno non si senta investito, per virtù divina, di dover fare politica attivamente e quindi non possa oggettivamente che aderire ad un partito? 4) E quali sono questi motivi che non ci consentono di lasciare la politica attiva? Si tratta di una predestinazione o di qualcosa di molto più umano? 5) Sarà che i cavalli Vendola e Fava sono azzoppati, perché il primo è ormai stato delegittimato dal PD di Frisullo e il secondo conduce una battaglia inutile contro tutte le mafie? Io non parlo dall'alto di una cattedra universitaria, io parlo dal basso di chi è stato ed è consigliere comunale in un piccolo comune dove le regole democratiche non esistono, perché alcune leggi liberticida, Bassanini ed elettorali, le hanno sospese; parlo dal basso di un posto di lavoro normale dove ogni giorno vivo le pressioni del padrone e di un sindacato, la CGIL, del quale sono anche dirigente provinciale, dove valgono non le idee ma la quantità di tessere che si riesce a portare. Ma tutto questo non mi consente di prendere per culo nessuno, seppure la dialettica non mi manca, perché ho fra i tesserati della mia sezione gente sfruttata, malpagata, che però ogni giorno viene a chiedermi la tessera di un partito di sinistra che possa difendere i suoi diritti. Nel mio partito non c'è né il figlio di Colannino, né il falco di Confindustria Calearo, né il Dr. Stranamore, cioè Massimo D'Alema, l'amico del "banchiere" Vincenzo De Bustis Figarola o del senatore e consigliere regionale Vincenzo Barba. Noi, caro prof. Zacheo, siamo fatti di un'altra pasta. C'era una vecchia canzone che diceva: "Io non capisco la gente che non ci piacciono i crauti" Io, invece, non capisco la gente che cambia partito! Noi siamo tanto liberi da essere coerenti! 26/7/2009 |
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