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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Dopo la sentenza della Corte Costituzionale anche Napolitano dovrebbe riflettere, magari farsi da parte. di Luigi Crespino Ho avuto la fortuna di studiare. Ho avuto la fortuna di laurearmi discutendo proprio una tesi che riguardava l'articolo 3 della costituzione ed il ruolo della Corte Costituzionale. Ho avuto modo di comprendere le ragioni dell'architettura istituzionale costruita dai quei gentlemen che sedettero nell'Assemblea Costituente. Costruirono una casa comune in cui convissero forze politiche che andavano dai monarchici, repubblichini fino ad un partito che conteneva eminenti esponenti marxisti. Una casa minata dal bradisismo delle originali ed estemporanee interpretazioni della Costituzione del presidente della repubblica, sulla quale si è successivamente abbattuto lo tsunami di Berlusconi, Ghidini, Pecorella e Alfano e altri nani e ballerine. Impeccabile e consona alla sua tradizione è stata la sentenza della Corte Costituzionale. Ma se nella logica dell'imputato rientra quello di difendersi in tutti i modi, nella logica del presidente della repubblica rientra invece quello di difendere la costituzione. Dicemmo e ribadiamo che per Napolitano fra firmare e non firmare esisteva una terza via: dimettersi. Crediamo che questa sia l'unica e dignitosa via d'uscita. Ma prima deve mettere a posto tutto ciò che, anche grazie alla sua quiescenza, ha contribuito a scompigliare. Deve chiamare il presidente del consiglio e molti dei suoi ministri che attaccano altri gli organi costituzionali dello stato italiano ed invitarli a mettersi da parte. Questo indipendentemente da quello che pensa Feltri e, anche se fosse vero, la maggioranza degli elettori italiani. I toni eversivi, da golpisti, usati da Bossi e dallo stesso primo ministro nei confronti della Corte Costituzionale e anche nei confronti della Presidenza della Repubblica, si badi bene della Presidenza della Repubblica e non del presidente della repubblica, sono i rantoli di una bestia ferita che è capace di tutto. Berlusconi potrebbe anche avere la legittimazione popolare a stare lì dove sta, ma non ha la legittimazione morale e giuridica, essendo stato di fatto condannato nel processo Mills. La democrazia italiana è estremamente malata ed è intollerabile assistere al dileggio degli organismi di garanzia della carta costituzionale. Giurare sulla costituzione, come questi giuda hanno fatto, significa assoggettarsi ad essa. Essi hanno giurato di osservarla e rispettarla. Mai, nemmeno nella nostra scassata nazione, si era assistito a tale spettacolo al quale Napolitano deve porre rimedio. Il nostro, per fortuna, è un sistema parlamentare, dove viene eletto un parlamento e dove la maggioranza viene ricercata dal capo dello stato verificando l'appoggio dei gruppi parlamentari. Laddove ciò non dovesse verificarsi il presidente della repubblica procede a sciogliere le camere. Una legge elettorale, ordinaria, di stato dittatoriale non può cambiare quanto è scritto nella costituzione. Se questo Napolitano non lo sa qualcuno glielo spieghi. Le elezioni non sono né un salvacondotto per inquisiti, né una lavatrice per ripulire da reati gravissimi dei quali è incriminato Berlusconi. La sentenza della corte Costituzionale ha seppellito l'articolo unico della legge del ministro dell'impunità. Legge seppellita e non più proponibile come legge ordinaria, perché le immunità dei parlamentari sono determinate da leggi costituzionali. Seppellita perché anche una legge costituzionale approvata che prevedesse le stesse cose previste nel lodo Alfano non resisterebbe al confronto con l'articolo 3 della costituzione:"tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge". Grazie Costituzione. 7/10/2009 |
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