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Politica

Atterramento del Papa.

Berlusconi: Chi sono i mandanti morali?

di Luigi Crespino

Nell'ultima delle sue innumerevoli giaculatorie telefoniche, non ricordo più dove, tanto ormai, come qualsiasi sindaco dell'ultimo paese, laddove c'è una messa, una sagra o un dramma su cui speculare (Abruzzo, per esempio), lui telefona, anche per dire che le promesse sono andate a puttane, ma, nella logica degli spettatori di canale 5, viene descritta sempre una folla plaudente, non sappiamo quanto plausibile, Silvio Berlusconi si è, ovviamente, accomunato al Papa, per via del gesto della signora che lo ha atterrato nella Cappella Sistina. E in questo destino comune di uomini fatali condannati a comandare è necessario rintracciare, ha detto Berlusconi, il disegno occulto che vorrebbe distogliere questi uomini dalla missione loro assegnata.

A parte che ci saremmo aspettati, noi comunisti e irriducibili uomini di poca fede, che medesima attenzione fosse stata dedicata, a suo tempo, al destino di Monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, ammazzato come un cane sull'altare mentre teneva l'omelia in Salvador, dagli squadroni fascisti filo-americani. In merito a questo episodio, fra l'altro, abbiamo il legittimo sospetto che il terzo segreto di Fatima, rivelato dal precedente papa polacco, si riferisse proprio a Romero, e non ad altri. Nel terzo segreto di Fatima, infatti,  la Madonna rivela che un uomo vestito di bianco sarà ammazzato, e non ferito, a meno che qualcuno, pur di dare soddisfazioni al suo sconfinato narcisismo,  non voglia dire che la Madonna abbia sbagliato.

Fra i mandanti di Tartaglia Berlusconi ha fatto presto ad individuare giornalisti, politici e quanti altri osano dire che, anche per il bene di coloro che lo votano e lo osannano, sarebbe meglio che se ne stesse a casa o si rassegnasse ad essere processato, checché ne pensi D'Alema.

Per i mandanti  morali di Susanna La Pazza, un'idea già se l'è fatta, tuttavia ancora non si è esposto. Noi, ci consenta, presidente, ci permettiamo di suggerirle  che ci va iscritto  prima di tutti Beppino Englaro e a seguire tutte quelle donne che non si rivolgeranno all'ospedale per avere la "pillola del giorno dopo", ma che dovranno ricorre ancora all'estirpazione del feto tramite forcipe.

Certo, quando si dice le coincidenze!

Adesso, però, speriamo che nessuno ci provi con Obama, perché sennò anche noi, irriducibili comunisti, saremmo indotti a pensare che esista veramente una centrale criminogena che ce l'ha con i "più grandi" della terra. Certo che la riforma sanitaria voluta dal presidente USA non è che poi lo faccia stare tranquillo lui e nemmeno noi, francamente!

Ciò detto, i servizi ultimamente non è che siano granché! Il pazzo che ha agito contro Berlusconi sembrava più un pivot di pallacanestro, che ci ha messo un quarto d'ora prima di mandare a canestro il duomo, cercando di smarcarsi fra un plotone di teste... degli addetti alla sicurezza del premier, che chissà dove stavano guardando: sembrava, in verità,  più una delle scene esilaranti dei Blues Brother's, che altro. Anche perché, mentre il Papa, con tedesca freddezza, si è rialzato ed ha svolto il suo ufficio senza alcuna enfatizzazione,  la scena della seconda volta di Berlusconi sul predellino è stata invece un po' preoccupante, somigliava a quella di un attaccante atterrato in area che inveisce contro l'arbitro. 

Ma se i servizi italiani piangono, quelli del Vaticano, con l'aggravante della precisione svizzera, certo non ridono: vabbé che le guardie svizzere vanno ancora con le alabarde, ma almeno una macchinetta fotografica gliela potevano comprare senza svendere l'oro del Vaticano. Susanna La Pazza stava lì, nelle prime file e, povera mente malata, a occhio e croce, indossava, giusto per passare inosservata, la stessa sgargiante giacchetta  rossa dell'anno scorso,  quando la placcarono in tempo. Ma all'epoca Tartaglia era alle prese con un dilemma morettiano quale fra i due si sarebbe notato di più fra il Duomo e la Scala, quindi non si fece niente.

Ma fra gli attentatori il primato della pazzia spetta ad Ali Agca. Mentre Susanna La Pazza avrebbe detto, ad una delle dame che le fanno compagnia in queste ore,   la cosa più normale di questo mondo di questo mondo ("non volevo fare male a Papa"), Agca disse, ripreso da telecamere, "Io sono Gesù Cristo", quando diciamo che la televisione fa male ci riferiamo proprio a questo. Ma fu tenuto tranquillamente in galera, fino a che  perdoni in diretta TV con la mano nella mano, millanteria macabra su Emanuela Orlandi, trattative internazionali, segreti di stato etc, non decisero che era meglio se lo si toglieva dalle balle e lo si mandava in Turchia.

Vale la pena ricordare che Ali Agca arrivò in Italia nel maggio del 1981, anni di piombo, BR, Prima Linea, bombe sui treni e chi più ne ha più ne metta, ma lui se ne andò, dritto dritto, in Piazza San Pietro con una pistola a sparare al Papa. Non c'è fra noi, all'epoca  giovani universitari, chi non ricordi che era difficile uscire di casa e non incontrare, nelle grandi città dove studiavamo, almeno un posto di blocco e, se si era individuati come studenti, difficilmente si passava indenni dalla perquisizione di rito dalla testa ai piedi a gambe divaricate e braccia sulla macchina. Se si aggiunge che all'epoca di extracomunitari non è che ce ne fossero molti in giro, tant'è  vero che la Lega contava meno di niente e il PCI era in servizio permanente effettivo e poteva contare su un 30% di consensi elettorali, difficilmente, pensiamo noi ingenuamente, l'infedele musulmano Agca avrebbe potuto varcare la frontiera. Invece, mentre per noi arrivare per "a lezione" dovevamo fare lo slalom per scartare mitragliette, lui in Piazza San Pietro ci arrivò senza colpo ferire.

Così Susanna La Pazza, che, parandosi davanti al Papa e facendolo cadere, ha fatto solo "fallo di ostruzione", chissà per quale motivo è stata internata in una località segreta, la stanno sottoponendo a cure mediche obbligatorie - alias psicofarmaci per rincoglionirla totalmente - e non si è, al momento, richiesto l'intervento della magistratura italiana, per via della extraterritorialità del misfatto. Così, come nel caso Marcinkus, di fronte ad un mandato di cattura della magistratura italiana la santa sede disse: "Ehilà, noi siamo uno stato estero" e l'Italia rispose: "Scusasse, voscenza, non lo sapevamo". Così come lo IOR - Istituto Opere Religiose (!?) il cui presidente era Marchinkus  - aveva acceso un conto corrente presso una banca italiana e, godendo dell'extraterritorialità, poteva tranquillamente essere un canale "insospettabile" di riciclaggio ed esportazione illecita di capitali all'estero.

Comunque le guardie svizzere hanno già detto che saranno clementi con Susanna La Pazza.

26/12/2009

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