Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Riflessioni sull'articolo del Prof. Zacheo sulla questione meridionale

Localismi

di Gianni Ferraris

Come sempre mi accade ascoltando o leggendo Egidio Zacheo, mi rendo conto che le problematiche che solleva e le analisi che ne conseguono, sono puntuali cunei infilati in crepe apparentemente piccole ma che celano veri e propri baratri.  Sul Quotidiano di domenica 22 marzo un suo editoriale mette in luce la fragilità ed i pericoli che si nascondono dietro i movimenti per il sud. Parla, l’ottimo Zacheo, della formazione della Poli Bortone. Vorrei aggiungere il punto di vista di un eminente esponente del PD salentino, Flavio Fasano, che in un’intervista del giorno prima pubblicata sullo stesso Quotidiano, annuncia il suo intento di formare un analogo movimento che vada in direzione simile a quello della Poli, con la quale non esclude un dialogo. Termina infatti l’intervista dicendo che con la Poli Bortone “…si può viaggiare assieme”. Quasi a voler rimarcare che ci può essere un programma comune per quanto riguarda il meridione. Un tempo le diversità di appartenenza rimarcavano anche un differente modo di concepire gli accadimenti, la storia, l’economia. Un diverso traguardo da raggiungere anche. Insomma essere di destra o di sinistra aveva, ed ha per fortuna, valenze assolutamente divergenti. Avere lo sguardo puntato sulle persone o sull’economia di mercato? Per fare un esempio pratico ad attuale (in tempi di condoni edilizi preventivi): si fa crescere l’economia salentina cementificando le coste, oppure allargando le prospettive di un turismo (principale azienda del luogo) che valorizzi la storia, le tradizioni, l’arte, il mare e via dicendo, ma che si preoccupi prima di tutto di conservare e preservare l’esistente valorizzandolo? Ritengo che anche in questo caso ci sia un modo di pensare di sinistra ed uno di destra, e non mi risulta che Fasano e la Poli Bortone abbiano provenienze simili. Quindi il problema è di visione complessiva e globale dei traguardi da raggiungere, non alleanze o convergenze, a volte plausibili, su piccole rivendicazioni.  E dimostra, Zacheo, l’inutilità dei movimenti localisti “che non servono a nulla se non diventano movimenti nazionali”. Cosa assolutamente vera e ben spiegata nel suo editoriale. La questione meridionale e quella settentrionale non hanno senso se non intese come italiane a tutto tondo. Il rischio che nascondono questi movimenti è enorme perché, la lega ci insegna,   sottendono ad un problema sempre presente di secessione o qualcosa di molto simile ad essa che vedrebbe pochi vincitori e molti sconfitti. Mettere al centro dei ragionamenti e dei programmi il problema sud staccandolo chirurgicamente dalla casa comune è dare fiato a falsi federalismi che vedono (e sono certo che in molto nord è strisciante questo ragionamento) una parte d’Italia ricca e produttiva che offre briciole ai poveracci che non ce la fanno. Sanità, scuole, sicurezza e via dicendo, ognuno si coltivi il proprio orticello.  Tutto questo eludendo tout court il “problema Italia” nel suo complesso. Ho visto al nord nascere e crescere la lega. L’impressione netta che ricavo dagli episodi e dalle dichiarazioni che sento ora qui è che si voglia rincorrere quel percorso usando le stesse armi, forse simili slogan. Partire da problemi locali e settoriali per presentarli come gli unici   da risolvere. E soprattutto facendo venir meno quella solidarietà e quel senso di unità imprescindibile che deve attraversare tutte le regioni.  E sono discorsi e scontri utili ad una precisa parte politica. E’ un movimento, la lega, nato pescando a piene mani voti a sinistra. E che la sinistra, ma proprio tutta, inizialmente snobbava. Il resto è storia nota. I sentimenti negativi che sedimentavano sono usciti fuori tutti quanti. E non è assolutamente casuale che nel dualismo iniziale fra una sinistra ed una destra interne a quel movimento abbia vinto la seconda. I Formentini, i Farassino e altri sono stati emarginati molto in fretta  per dare spazio ai Maroni , ai Borghezio e simili. Il problema meridionale, come bene dice Zacheo, ha radici nell’Italia unita e mai realmente unificata. Questi tentativi fanno leva proprio in questa mancanza di unificazione, e ben si guardano dall’accelerarla, anzi. Certo, il tempo perso è troppo e non colmabile con la bacchetta magica, però porsi oggi come obbiettivo il problema meridionale significa ingessare la situazione. Per questo, mi permetto di ribattere a Zacheo, non sono solo inutili i movimenti per il sud, possono rivelarsi pericolosamente dannosi per il tessuto sociale tutto.  E non ritengo un caso che nel 93 sia nato in Sicilia, patrocinato da Totò Riina, da suo cognato Bagarella, battezzato ufficialmente da Tullio Cannella, il movimento Sicilia Libera. Che aveva obbiettivi politici fortemente assonanti con quelli della lega nord : Stato federale formato da piccoli stati. Per qualche strano motivo ebbe vita breve e nel 94 Sicilia Libera diventa un club di Forza Italia (quando si dice il caso). Evidentemente un simile progetto è congeniale a qualcuno.  Dico questo giusto per riflettere sui  pericoli che la localizzazione estrema può provocare se si perde di vista l’appartenenza non al Salento, non al Sud, ma all’Italia. E senza la consapevolezza che questa appartenenza è essenziale per avere la vera speranza di crescere. Il fatto che la lega nord abbia stravinto e tenga in ostaggio questo governo non è assolutamente speculare ad un simile discorso per i movimenti del sud.  Se poi ci sono, alla base di questi terremoti, rivendicazioni private per mancate candidature o simili è altro discorso. Ma non voglio credere che politici così accorti e così dentro alle cose del territorio si vogliano vendicare a discapito di chi intendono  governare. 

23/3/2009

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