A proposito della strage di
Bologna del 2 agosto 1980,
stupefacente è il commento di uno
dei cortigiani di Berlusconi, Capezzone.
Ricordare è indispensabile per capire
di Gianni Ferraris
Certo non ha memoria il deputato Salvini di
quello che erano gli abitanti del ricco nord neppure troppi anni addietro.
Quelli del “mondo dei vinti”, indispensabile lavoro di Nuto Revelli che ci
impone la memoria dei Langaroli e Monferrini che si nutrivano a castagne,
che andavano in Francia a lavorare, in molti casi clandestini. E non
ricorda quei cartelli nel Belgio delle miniere: “ni animaux, ni etrangeres”.
Se avesse letto qualcosa eviterebbe quelle orribili canzonette. Ricordare
è indispensabile, però a volte diventa un trito rituale doloroso. Ero in
autostrada con la mia 126 quel 2 agosto 80. La radio parlava di una
bombola del gas esplosa nelle cucine del bar alla stazione di Bologna.
Vorrei credere che fosse un modo di esorcizzare la verità in quei primi
momenti di smarrimento.
E ricordo la parola “bomba”, e Pertini ai
funerali. E i silenzi, e il dolore. Li conosciamo uno ad uno i nomi dei
morti. Quello che non ci è concesso conoscere è il nome di mandanti ed
esecutori. La memoria è indispensabile. E quei fischi e quelle urla contro
il governo e contro ogni governo che non desegreta gli incartamenti sono,
se non sacrosanti, quanto meno assolutamente plausibili. Perché c’è una
larga parte delle persone che non somigliano a Salvini, che leggono e si
informano, che sono parte di questo Stato. Anche le parole di Napolitano,
pur assolutamente condivisibili nel merito e nel metodo, mancano di una
richiesta chiara e netta in questo senso. Troppe stragi senza colpevoli a
Milano, a Brescia, sull’Italicus e ancora e ancora.
A margine di questi
fischi, di questi silenzi, l’ineffabile portavoce del premier, quel Capezzone che un tempo parlava di diritti civili, poi è rimasto folgorato
dall’uomo di villa Certosa, dice: “basta con la retorica delle stragi
fasciste”. Ma che avrà voluto dire? Che significa? Se è un messaggio per
dire lui sa che i responsabili non sono da ricercare fra i neofascisti,
dovrebbe recarsi da qualche procura e parlarne. Se invece è solo, come
temo, una boutade per dire che rossi e neri sono tutti uguali, che
dobbiamo parlarne in qualche festa di partito e terminare a tarallucci e
vino quella partita, allora il problema c’è. Perché la pacificazione senza
i colpevoli di stragi così efferate non è possibile. Veramente non ho
capito le parole di quell’uomo. Retorica di che?
Voglio aprire un credito
a suo favore, ho l’impressione che anche a lui manchino le nozioni della
storia, anche recente. Non ha studiato. L’unica certezza che abbiamo è
che gli omicidi di formazioni non fasciste sono stati quasi tutti
perseguiti. Anche con sbandamenti , come nel caso Calabresi. E sappiamo
che i responsabili sono in galera. Pochissimo si sa invece di altre
stragi, forse perché troppo protetti gli esecutori, magari coperti da chi
ha il potere per farlo.
Ogni tanto rispunta un Valpreda che “in fondo non
era neppure troppo innocente”, con buona pace di indagini che portavano in
direzioni “ostinate e contrarie”. La giornata del ricordo del 2 agosto è
stata la ventinovesima edizione del “vogliamo capire, vogliamo sapere”,
urlato dai famigliari delle vittime, e delle corone di alloro imposte da
alti papaveri. Se prendiamo le immagini di tutti questi anniversari
vedremo sfilare prima, seconda e terza repubblica. Governi e opposizioni.
Tronfi e con stampata in faccia la fisionomia delle ricorrenze tristi,
così diversa da quella che sfodereranno poche ore dopo mentre inaugurano
una mostra, piuttosto che un ponte. Hanno governato tutti quanti a turno.
Ce ne fosse stato uno che si è prodigato per desegretare e dare ai
familiari delle vittime la possibilità di leggere quei documenti. Ora
andiamo tutti in vacanza, a ottobre c’è il congresso del PD, a settembre
diamo soldi alla Sicilia per tenere coesa la destra. Bologna? Ci pensiamo
il prossimo 2 agosto, vuoi mica che ne parliamo ad un congresso, noi siamo
il nuovo.