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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Lettera di Gianni Ferraris a Nichi Vendola Carissimo Nichi ciao provo a buttar giù qualche pensiero sul filo dell’inquietante ed inverosimile vero che avvolge questi momenti. Non provengo da partiti, nonostante tutti gli anni vissuti “a sinistra”. Ho militato dal 69 al 77 in movimenti cosiddetti “extraparlamentari”. Poi la disintossicazione soprattutto dalle appartenenze troppo costrittive. Con un occhio sempre attento ad ogni forma di settarismo che non riuscivo a non cogliere nei partiti ufficiali. Ho votato sempre, è vero. Però mal sopportavo i centralismi democratici e altri steccati. Ero uno di quelli che un tempo chiamavamo “cani sciolti”. Poi le cose sono andate avanti con la sinistra che continuava a scindersi in rivoli sempre più esili e, ahimè, settari ancora di più. Pareva una spirale diabolica, “meno siamo più dobbiamo essere duri e puri”. Poi qualcosa è successo di veramente dirompente. La nascita del PD con tutte le contraddizioni che si portava appresso. Con il disconoscimento, di fatto, di ogni forma organizzata alla sua sinistra. Antico vezzo dei partiti “comunisti”: “nulla più puro di noi”. Lo conoscevo già negli anni 70 e l’avevo anche praticato, ne faccio ammenda. E si che per me essere comunista era una costante assolutamente slegata dai blocchi. Era un modo di definire una libertà conquistata e riconquistata. Non certo quello che il capo del governo e, oggi, anche partiti all’opposizione vogliono imporci. Era ed è ancora una visione globale della vita e della società che deve coniugare rispetto per le persone, per l’ambiente, antirazzismo ad ogni costo, possibilità ed opportunità di vita sempre, mai di morte. Un concetto alto insomma, che vede nella persona il centro di tutto. Era il ricordo di quel sacerdote conosciuto in un viaggio in treno, interminabile come l’Italia che non finisce mai, che mi disse durante una discussione : “da ciascuno per le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni. C’è qualcosa di più cristiano?”. E confesso che su questo terreno pensavo si potesse proseguire. Poi il precipitare della democrazia con il governo attuale, che mette assieme la peggior destra con il peggior leghismo. La negazione del buono che i partiti di sinistra hanno nel tempo conquistato, dove per buono intendo la capacità di crescere, di dialogare, di essere parte della società in modo rivoluzionario , dove buono significava: propositivo. Un concetto di rivoluzione diverso insomma. Però non ho trovato neppure nella sinistra arcobaleno una risposta. Tutto questo mi ha portato a verificare me stesso, le mie capacità di sintesi, la possibilità di ritrovare un senso nella politica, paradossalmente, contro la politica stessa. Contro questa politica. Per questo mi sono guardato attorno. Le tre falci e martello presenti nelle liste sono andate a congresso ed hanno ribadito la loro indiscutibile autosufficienza. Richiudendosi a riccio dentro le residue sezioni ed arroccandosi. Poi il mio trasferimento in Salento per imparare questa terra, poi il mio amore per ulivi e mare e per l’accoglienza. Arrivando da una città come Alessandria, governata dalla lega, trovare scritto: “Zeni su en ise ettu s ti kalimera” è una boccata d’ossigeno, credimi. Ho visto, ascoltato, sto imparando. Ho visto un senatore del PD chiamato di corsa a Gallipoli il giorno delle europee a vedere come qualcuno portasse a votare vecchietti con una spola indecente, con le facce tese e guardinghe. Ho ascoltato favole di candidati che alla vigilia del voto, vanno in macelleria e dicono “il conto alle signore lo pago io…” Però ho visto ragazzi e ragazze, uomini e donne incupiti non poco dopo lo strappo del PD nei tuoi confronti. Sono smarriti, non comprendono. Non comprendiamo in molti. Anche dal profondo nord qualcuno mi pone quesiti. Perché questa Puglia è, se possibile, ancora più lunga di prima, arriva fino alle Alpi. Non certo come quella ristretta, chiusa, mafiosamente silenziosa di prima. Non è “cosa vostra”. La Puglia di Vendola è di più. Sapessi quante volte mi sono sentito dire: “però in Puglia c’è Vendola” sottolineando la cosa come una fortuna incredibile, un’opportunità. Poi il mio incontro con altre realtà, e le discussioni, e la prima tessera della mia lunga vita, a sinistra democratica. Mica per simpatie personali, macchè, perché mi è stato detto testualmente: “è una tessera da stracciare presto, non appena avremo una formazione molto più larga”. E’ stata una scommessa. Da anni pensavo ad una convivenza ed interazione con cattolici, ambientalisti, laici, comunisti, socialisti. Oggi il bisogno è ancora più impellente, la destra governa barbaramente, l’opposizione annaspa nel non sapersi amalgamare, con una incertezza anche su questioni talmente ovvie e scontate in democrazia da lasciare allibiti. Cito, una su tutte, il testamento biologico. Quale personaggio che abbia alle spalle un passato democratico, un concetto alto delle libertà individuali, può negare a Peppino Englaro la scelta di come far vivere o morire con dignità la figlia? Ingerenza? Non solo, questo è il voler controllare tutto, anche le coscienze. E si che anche in altri luoghi si parla di libero arbitrio. Eppure il PD si spacca anche su questo. Per questo la mia tessera di pochissimi mesi è già archiviata nel cassetto delle scelte importanti, ma superate dal nuovo che, spero, incombe. Sinistra e libertà è un laboratorio soprattutto per i senza partito da sempre, credimi, se saprà essere quello che hai delineato in ogni intervento che ho ascoltato con attenzione. La scommessa è portare l’epigrafe di Calimera nel nuovo partito. “Non sei straniero in questo cammino”. E sabato è stato, a parer mio, un giorno importante. La manifestazione del no B day non era la sfida dei partiti, non dei movimenti organizzati, ma delle persone dei blog. Ragazze e ragazzi in viola, uomini e donne. Un insieme di colori e suoni da far rabbrividire (di gioia ovviamente). Nessuno era straniero sabato. Perché l’opposizione è scesa in piazza. Quella vera, non quella paludata dei salotti buoni di Ballarò e Anno zero. L’altra, quella che normalmente non ha voce. Si sono presi la piazza . Se riusciremo non tanto a parlare il loro linguaggio, ma a far parlare loro e a saper ascoltare, forse la scommessa può essere vinta. Ho letto Barenghi su La Stampa stamattina, dice: “…non erano proprio inquadrati. Manifestavano liberamente, cantavano, ballavano con un’allegria che qualcuno poteva pure giudicare senza senso visto che il loro avversario, cioè Berlusconi, è sempre a palazzo Chigi e non si dimetterà certo grazie a loro. Tuttavia questi ragazzi non erano cupi, non gridavano slogan truculenti, e anche quelli giustizialisti, o se volete forcaioli, avevano un sapore diverso proprio grazie al contesto allegro e spesso ironico che li circondava…”. E, aggiungo io, quel rosso che punteggiava la manifestazione era emozionante più di molte bandiere. Era il rosso della legalità e dell’antimafia vera, quella dei giovani che vogliono crederci. Era l’agenda di Borsellino. In questi tempi cupi per la democrazia ho voluto fare uno strappo con il facile: “chiamarsi fuori”. E se i presupposti saranno quelli che spero, sarà un lavoro duro, ma giusto. Per comprendere e ascoltare. Se riusciremo tutti assieme ad ascoltarci forse qualcosa potremo fare. Ho nostalgia, saudaji direbbero in Portogallo, per l’impegno, non quello militante e a volte triste, ma l’altro, quello della speranza e del sorriso. Nonostante le batoste prese, riconoscendo gli errori commessi. Un mondo migliore è possibile veramente. Per questo la richiesta e la speranza abitano anche in Puglia. Soprattutto nella Puglia governata con onestà, anche con qualche errore, ma con indiscussa coerenza. Per questo i balletti osceni intorno alla tua ricandidatura sono criminali da un punto di vista politico e logico. Riprova ne sia lo sconcerto di molti “giovani democratici” che erano a Campi a sventolare un foglio A4 con su scritto “Nichi Presidente”. Sento molte persone che non ci stanno. Purtroppo le due terre che amo, il Piemonte e la Puglia, oggi sono sotto lo scacco dei giochi fatti dentro uffici da pochi dirigenti di partiti, quei partiti vecchi, antichi, quelli che non sanno ascoltare la piazza dei giovani del no B day. Vale la pena veramente. Coerenza, umiltà e onestà sono fari guida. Qualcuno oggi diceva che dopo la primavera bisogna cambiare stagione. Era un esponente del Partito democratico. Solo che noi, forse vecchi rottami secondo qualcuno, dopo la primavera siamo abituati ad aspettare l’estate, non le appiccicose nebbie autunnali. Scuola, lotta alla mafia, sanità, stato sociale, povertà e molti altri problemi aspettano risposte. Questi governi non sono in grado di darne. Queste opposizioni sono sbandate. E i giovani che manifestavano anche a Bruxelles, a Londra e in ogni parte del mondo erano in buona parte italiani espulsi. Perché la ricerca qui da noi non è finanziata, perché si vive male. Troppo oneroso il peso da portare, vero? Non ti aspetta solo il compito di governare la Puglia, purtroppo anche quello di dare una speranza ai ragazzi in viola e agli anziani che ascoltano. Le fabbriche di Nichi stanno aprendo i cancelli. La scommessa è di non lasciare in cassa integrazione nessuno. Nessuno che si debba turare il naso per votare un candidato nel quale non si può riconoscere. Nessuno che debba andarsene al mare quel giorno, solo perché ha vinto il compromesso più indecente messo in campo in questi giorni. Che altro dire? Buon lavoro a noi tutti. Gianni 7/12/2009 |
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