Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Zacheo non mi convince

di Gianni Ferraris (dal sito dell'Associazione Città Futura Alessandria)

Come ho avuto modo di dire all’amico Egidio in una mail, concordo assolutamente con la parte finale del suo intervento, in particolare quando parla della mediocrità del gruppo dirigente regionale del PD pugliese. Infatti, come ho già sottolineato in altri interventi, i tre candidati che si sono presentati alle primarie del PD, pur sostenendo uomini diversi alla segreteria nazionale, hanno espresso univoco sostegno alla ricandidatura Vendola alla guida della regione. L’entrata a gamba tesa di D’Alema nel dibattito, il suo dire “prendere o lasciare” sottendendo che chi lascia è fuori, ha dato la stura ad un’assemblea regionale del PD che si è di fatto spaccata. E’ di sabato l’intervento di Minervini, candidato per Marino alle primarie, all’assemblea barese dei sostenitori di Vendola presidente, in cui richiamava il PD all’esigenza di mantenere le parole date, diceva infatti “PD non tradire te stesso...” . Ed è di pochi giorni fa l’annunciata uscita dal PD di un assessore di una città del Salento per “mancanza di democrazia interna”. E’ della settimana scorsa l’appello di moltissimi giovani democratici leccesi a favore di Vendola e la loro presenza annunciata alla neo costituita fabbrica di Nichi di Lecce. Segnali non di fumo, ma di un concreto disagio anche degli elettori alle primarie che non comprendono come mai un presidente giudicato univocamente buono, non può essere ricandidato. Il patto Casini D’Alema è una crostata di sole due fette, non condivisa da nessun altro. Sopattutto calata dall’alto sulla Puglia, come sul Piemonte dove la Bresso non è gradita a Casini.  E sorgono molti dubbi sulle reali motivazioni di questa scelta. Si parla molto della gestione dell’Acquedotto pugliese (il più grande d’Europa) e sulla sua privatizzazione bloccata dal governo Vendola e sul quale stava per mettere le mani quel Caltagirone che è suocero di Casini, giusto per dirne una.

Inoltre trovo decisamente poco generoso tacciare Vendola di populismo simil berlusconiano. Fin’ora si è giocato non alla ricerca del miglior governo per la Puglia, ma ai veti definitivi. UDC e IDV hanno detto che sono disposti a governare la puglia con il PD, a patto che non ci sia Vendola. “Nonostante gli riconosciamo onestà indiscussa e buon governo”. Non è un passaggio di poco conto. Si ricatta semplicemente quella parte del PD che ha voluto caparbiamente lo scioglimento di tutto quanto c’è alla sua sinistra e la si costringe a rinnegare l’anima di sinistra che in quel partito, nonostante Veltroni, esiste. E l’assoluta mancanza di dibattito sui programmi è inquietante, nessuno sa cosa si vuole per la regione, nessuno dice quali sono le priorità. Si agita il fantasma del berlusconismo per cacciar via quanto di buono è stato fatto.  Concordo anche con Egidio quando dice che la Puglia rappresenta molto di più di sé stessa. Perché Vendola è l’unico presidente di regione senza un partito alle spalle, ma che ha saputo governare dignitosamente, anche con un assessore UDC al suo interno. Quello stesso che con Vendola ha condiviso le scelte fino in fondo. Le prove di grande coalizione antiberlusconiana che tengano fuori componenti che nella società esistono è un tentativo, l’ennesimo, di appiattire nel governo quel che non è omologabile nelle variegate anime presenti nella società. Non mi piace una coalizione post ulivista che metta assieme Di Pietro con Casini e incolli precariamente populismo a mancanza di laicità con il collante del PD che sarebbe, ancora di più, né carne né pesce. La vittoria di Fitto in Puglia non sarebbe affatto scontata se il PD prendesse una posizione chiara e netta e la smettesse di ondeggiare in preda alle convulsioni dei cacciatori di poltrone delusi che sono al suo interno, o a ricatti romani di fondazioni. E anche qui sarebbe bene parlare di una forma partito che rischia di mettere in mano proprio alle varie fondazioni i pacchetti importanti di voti da gestire nelle primarie, al di là di una reale democrazia interna. Quando il richiamo al popolo rasenta il populismo? Ne parlai in altra sede e in altri momenti, ora mi sembra una questione si cui tornare veramente a riflettere. Al momento sono affari interni del PD che deve porsi tutte le domande e cercarne le risposte, la sinistra diffusa è veramente altra cosa, non omologabile facilmente, sicuramente di difficoltosa dalemizzazione.

16/12/2009

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