Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Elezioni Regionali in Puglia

Realpolitik

di Gianni Ferraris

Opportunità, real politik, necessità di ampie alleanze per vincere. Sono queste le parole che sento con insistenza in questi giorni. E sono concetti che potrebbero anche essere discussi e forse condivisi. Non ci fossero troppi scivoloni sul paludoso terreno della coerenza. Da alcuni mesi, più precisamente da dopo le primarie interne al PD, si è stravolto completamente il quadro generale della politica pugliese. Andando a ritroso nel tempo, rileggendo le dichiarazioni dei tre candidati alla carica di segretario di quel partito, si nota che tutti i corridori in pista avevano giurato di sostenere Vendola alle regionali. Il solo Blasi in un primo tempo era molto cauto. Poi si è dovuto sbilanciare ed allineare agli altri due contendenti perché sapeva benissimo quanti consensi avrebbe perso in caso contrario. Anche così non ha vinto, a rigor di statuto. Se non grazie ad un passo indietro di chi aveva una manciata di voti in meno dei suoi. Fra l’altro abbiamo sentito il Sindaco di Bari dichiarare testualmente al Corriere della sera “potrete sputarmi in faccia se mi candiderò alla presidenza della regione…”

Oltre tutto era da pochissimi mesi sindaco del capoluogo di regione, confermato per aver bene governato e perché si era guadagnato la fama di persona onesta che mantiene le parole date. Sarebbe follia pura rimettere in gioco la città di Bari, e sarebbe un bizzarro berlusconismo cambiare in corsa la legge elettorale.  Dal giorno dopo quelle primarie tutto è cambiato. E’ rimasto il solo Minervini a sostenere Vendola. Questione di coerenza, questione di opportunità, voleva solo rivendicare cinque anni di buon governo.

Oggi   si parla insistentemente di una candidatura Emiliano. In sfregio ai baresi che dovranno rivotare un nuovo sindaco, agli elettori delle primarie che si sentono giustamente scippati di un voto che sarebbe stato forse diverso, ai pugliesi che in Vendola hanno riposto speranze. A questo si aggiunga che è unanime il giudizio positivo sul governo regionale degli ultimi 5 anni.  Tutto è nato da un veto sulla persona da parte del partito scelto da D’Alema come naturale alleato. Badiamo bene, non si parla, né si è mai accennato a programmi, ai bisogni delle persone. Assolutamente mai. No a Vendola in nome e per conto di una futura alleanza contro la destra a livello nazionale. E qui nasce un problema di non poco conto. Si fanno alleanze  intorno ad un programma di buon governo o in base alle simpatie personali?  Perché, se del secondo caso si tratta, il gioco diventa veramente difficile da comprendere. Addirittura si vanificherebbero le residue differenze fra destra, centro casiniano e centro un po’ sinistra dalemiano. Il fatto che Vendola non abbia aderito al Partito Democratico è il motivo principe di questa caparbia determinazione dei capi di quel partito di far fuori lui e tutto il suo seguito?  In caso di due candidati non di destra alle regionali, rinunciando alle primarie ed andando ognuno per proprio conto, si consegnerà la Puglia nelle mani rapaci di Fitto e Mantovano. Poi, probabilmente, ci saranno le rese dei conti e le vendette. L’unico partito ad uscirne vincente comunque sarà l’UDC che potrà ondeggiare tranquillamente fra Totò Cuffaro, D’Alema, Fini e Berlusconi.   

Casini come la bella di notte, ambito e desiderato da molti disposti a pagare il prezzo richiesto. Diverso è il discorso dei dipietristi. Loro giocano una partita bizzarra,  facendo andare avanti Casini e i suoi per poi   seguirne la scia. Incuranti del fatto di allearsi con i  partiti che annoverano fra i loro adepti  l’inquisito Cuffaro e  quel Tedesco che è stato salvato da una provvidenziale candidatura europea. Partito giovane l’IDV. Ma che ha presto imparato l’arte di arrangiarsi nelle paludi del compromesso e delle alleanze ad ogni costo. Ma se Vendola avesse aderito al PD ci sarebbero stati veramente meno problemi? Non penso proprio. Perché il veto di Casini non era sul partito, ma sulla persona, nonostante la dichiarata ammirazione. Certo, se si correrà con più candidati, molti sceglieranno il famigerato voto utile, si tureranno il naso e voteranno Emiliano o chi per lui. Ma molti che avrebbero votato PD cambieranno strada. Molti andranno al mare. E certo, chi ne uscirà veramente a pezzi sarà quella sinistra che in Vendola vede il leader naturale.   In Puglia si sta giocando una partita che di pulito ha molto poco. A partire dalle dichiarazioni di intenti. A partire dagli inesistenti programmi che già dovrebbero essere sulla carta. Perché bisogna governare la regione. Questo è un tassello che manca nel gioco a scacchi delle alleanze. Come far funzionare la sanità? Che fare dell’acquedotto pugliese che molti vogliono privatizzare? Che fare per i problemi del lavoro? Cosa per le povertà e per lo stato sociale? Provino a parlare di queste cose da subito, non in striminziti comizi di fine campagna elettorale, forse sarebbe meglio e si vedrebbero le differenze. Quand’anche esistano.

Personalmente mi sono concesso il privilegio di saltare un turno. Alle scorse politiche non ho votato. Sono andato al mare perché non mi riconoscevo nel PD pigliatutto di Veltroni, ma non riuscivo a cogliere nella sinistra arcobaleno neppure un bagliore di novità. L’ho intesa come un cartello elettorale puro e semplice. Gli accadimenti, purtroppo, mi hanno dato ragione. Le sinistre faticano a mettere assieme i biondi con i castani, figurarsi quando si parla di programmi e di principi che ritengono “non negoziabili”.    In questi giorni sto guardando con attenzione a quel che accade in Sinistra e Libertà (ed ecologia, giusto per essere inclusivi). Perché sento parlare di nuova politica, di assemblaggio di componenti diverse. Non sarebbe poco. Anche se sono rimasto parzialmente deluso dai primi passi che hanno visto conciliare non le teste, non i singoli, ma ancora una volta le formazioni di provenienza. Però le regionali in Puglia sono altra cosa. Casini insiste nel dire che “tra noi e Vendola ci sono distanze incolmabili…” vorrei capire di cosa parla. Di problemi etici quali il testamento biologico? Parla dell’aborto? Parla del lavoro? Oppure dell’acquedotto pugliese?  Non è questione di lana caprina, perché le distanze nei primi tre casi ci sono anche con una parte cospicua del PD. L’Italia dei due poli tanto amata non solo da Berlusconi, sarebbe una sciagura in cui deciderebbero pochi elettori (30, 35% al massimo) i destini dei governi che si susseguiranno. Perché abbiamo una società variegata, e abbiamo il privilegio delle diversità. E vorremmo avere una pluralità di rappresentanze. Anche perché il voto utile si può utilizzare solo in poche occasioni, poi perde l’appeal. Soprattutto dopo essere stato reso inutile e dannoso da un suo utilizzo sconsiderato. E sarebbe, al momento, fuori dalle regole della costituzione. Se scordiamo questo passaggio tutto quanto diventa più fumoso. Comunque sia, per tornare in Puglia, in caso di candidatura di un personaggio del PD contrapposto a Vendola, per coerenza i dirigenti di quel partito dovrebbero sentirsi in dovere di rimettere i mandati al “popolo delle primarie” e far giudicare dai loro elettori i percorsi fatti fin’ora, in particolare sulle promesse non mantenute. E  mi chiedo quando e in quali termini la real politik e l’arte del compromesso possano prescindere dalla coerenza con le promesse fatte.

Le righe sopra le ho scritte prima della mancata assemblea del PD. Poi ho letto del SMS di Emiliano in cui chiedeva l’unanimità, poi della rinuncia all’assemblea stessa. Poi della conferenza stampa di Blasi in cui accusa i sostenitori di Vendola di non averla permessa. Poi della smentita di Emiliano sul SMS. Tutto talmente irrazionale da sembrare irreale. Vuoi vedere che avevano l’unanimità e che, per colpa di otto manifestanti non hanno potuto esprimerla? Chiedo scusa, ma sono scoppiato in una sonora risata quando ho letto delle dichiarazioni di Blasi. E con me hanno riso alcuni amici con cui stavo cenando, quasi tutti del PD (almeno fino a ieri sera). Vuoi vedere che non si può rinnovare il paese per colpa dei comunisti? E vuoi vedere che i giornalisti dell’ANSA hanno diffuso un falso SMS perché “la stampa ci è ostile?” Perbacco, ma dove le ho già sentite queste?  Ho riso, è vero, e me ne scuso con i pugliesi tutti. Perché non si dovrebbe ridere quando chi si propone di governarti inizia la sua carriera con show estemporanei, degni dell’avanspettacolo. Mestamente attendo il prossimo atto dello psicodramma.

30/12/2009

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