Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

L'ennesima trovata di Veltroni per segare le gambe a chi sta alla sua sinistra

Dazio doganale sulla democrazia

Non che batterci contro la soglia di sbarramento del 4% alle elezioni europee ci rendeva particolarmente orgogliosi: non è questa una battaglia che ci pace condurre, né  avremmo mai pensato che la sinistra italiana avesse dovuto affrontare questa lotta, ma ricordare ciò che è stato qualche volta è utile.

Mai, dalla caduta del fascismo ad oggi, era successo quello che è successo il 3 febbraio del 2009. Nelle elezioni del 1948 alla Camera dei deputati il MSI  ottenne  poco più di 560.000 voti (il 2,01%, 6 seggi), il Partito Monarchico, fautore dell’Italia monarchica e con i discendenti maschi di casa Savoia condannati all’esilio, partecipò alle stesse elezioni ed ottenne oltre 700.000 voti (il 2,78%, 14 seggi). Nell’Italia nata dalla lotta partigiana, nell’Italia infarcita di comunisti e comunque di antifascisti, nemmeno alle forze politiche responsabili di 20 anni di dittatura e con la legge costituzionale che vietava la ricostituzione del PNF,  fu preclusa la possibilità di essere presenti in parlamento. Nessuno, credo, è stato condannato nell'Italia repubblicana per apologia del fascismo, eppure tanti erano coloro che usavano il saluto romano.

Forse perché gli articoli 21 e 49 della costituzione erano così intensi, così operativi, così importanti per una democrazia da prevalere su altre norme della costituzione stessa.

Non succedeva dai tempi del fascismo che in Italia ci fosse una decisione che impedisse l'esistenza di formazioni politiche. Il 3 febbraio del 2009 invece il parlamento italiano ha votato una legge frutto dell’accordo di due privati cittadini, tali, infatti, sono Berlusconi e Veltroni in quanto responsabili di partito (poiché i partiti non hanno personalità giuridica, ma sono organizzazioni private). Ogni legge va letta alla luce della contingenza socio-politica in cui viene attuata: oggi di fatto approvare quella legge elettorale per l’elezione del parlamento dell’Europa, che non ha problemi di governabilità né di frammentazione di quadro politico, significa abolire i partiti, impedire la libera espressione del pensiero e, infine, dato non certo secondario, negare di fatto il diritto di voto a qualche milione di cittadini.

Inoltre è utile segnalare che, invitato in qualità di consigliere comunale ad un’assemblea convocata dalla RSU della scuola del mio paese, dove erano presenti solo rappresentanti della CISL e della UIL che discutevano sulla riforma Gelmini, essi hanno iniziato il loro intervento dicendo che la stampa e le televisioni tacevano e non dicevano la verità sugli effetti del decreto stesso.

Tutto ciò è deprecabile, odioso, antidemocratico, ma questo è il quadro che noi, che non ci riconosciamo né nel partito di Berlusconi né in quello di Veltroni abbiamo davanti: diminuzione dei diritti politici e informazione reticente, o disinformatia

“Ha da passà a nuttata” diceva Eduardo, perché, anche se rimanessimo fermi, immobili, immoti, di fronte a tale situazione “la nottata passerà”, tardi, ma passerà. La forza delle idee è tale e tanta che così come non ha avuto paura  di Hitler,  di Mussolini,  di Franco,  del regime dei colonnelli, figuriamoci se può avere paura di Berlusconi o di Veltroni. A noi che vediamo diminuiti i nostri diritti, che operiamo nella politica come cittadini che si richiamano a forze extra parlamentari e che domani, se non cederemo al sincretismo dei responsabili dei due partiti artificiali (creati nel laboratorio del potere e non dalla carne viva della società) saremo poco meno che clandestini,  si pone, però, un problema: quanto tutto ciò ci costerà in termini di diritti sociali e di civiltà giuridica? Se questa è la situazione, non di sbarramento si tratta, ma di progresso umano, della deviazione forzata del cammino di una nazione.

Ma mentre a Berlusconi possiamo riconoscere le attenuanti generiche in quanto, in qualità di imputato, ha giocato tutte le carte a sua disposizione, a Veltroni chi è che ha dato la patente di modernizzatore della vita politica italiana? In Abruzzo, giusto qualche mese fa, i suoi stessi ex elettori gli hanno fatto una sonora pernacchia, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…

4/2/2009

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