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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Dall'intervista a Claudio Fava, segretario nazionale di SD, del 28 dicembre 2008, realizzata dalla nostra Sezione a Bari "Chi non ha la mentalità mafiosa, la mattina si guarda allo specchio con un sorriso" La mentalità mafiosa. La mentalità mafiosa si radica nella società con l’indifferenza, ritenendo che il compito di combattere la mafia sia il compito di pochi; di chi porta su di sé la responsabilità di un mestiere, di una professione, di una virtù particolare; che la lotta alla mafia sia in se ragione di militanza politica, di eroismo, di originalità. Tutto questo, naturalmente, fa di questo paese un paese di spettatori che assistono, come davanti ad un film western, che si risolva la contesa fra i buoni e i cattivi. Così non è. Così non può essere e non è facile farlo capire. Padre Pino Puglisi lo fece capire dimostrando che la funzione della chiesa non può essere quella di salvare le anime praticando liturgie o distribuendo sacramenti, quando poi le persone che ricevono questa cura pastorale, i figli dei mafiosi, sono condannati al destino dei padri. L’unica soluzione era spiegare a quei ragazzi che esisteva una via di libero arbitrio, di libertà, di dignità. Lo hanno ammazzato per questo. Lo hanno ammazzato perché spiegare al figlio di un mafioso che poteva crescere senza diventare, come il padre, carne da macello per le guerre di mafia o ergastolano, era una bestemmia insopportabile. Il prete Pino Puglisi era una persona che spiegava che rispetto alla mafia, come fenomeno culturale e per la sua pervasività, non ci sono neutralità: o la accetti o la combatti. La illegalità piace. Certo, l’illegalità piace. L’illegalità ai tempi di Ciancimino voleva dire quattromila licenze edilizie rilasciate in una sola notte a qualche prestanome che servivano a sventrare la città. L’assenza di regole, l’anarchia delle regole non serve soltanto a garantire impunità e profitto ai mafiosi, è servita anche ad allevare un paio di generazioni di borghesia illuminata, borghesia di professioni illustri e liberali, che in quell’assenza di regole vedevano anche le ragioni del proprio profitto. Quando hanno ammazzato Falcone non hanno brindato soltanto all’Ucciardone. Credo che anche qualche studio di progettazione urbanistica, qualche studio legale abbia alzato il calice come ha fatto Riina. Le voci fuori dal coro. Le voci fuori dal coro danno fastidio perché sono una stonatura rispetto a quei cori così educati, così disciplinati, così ubbidienti. La vocazione degli ultimi a dar nomi e cognomi alle cose che accadono, fa si che quei nomi e cognomi cadono con la rumorosità di un a quercia, nella discussione politica e nel dibattito civile. Per questo fanno paura e non perché sono isolati. Perché come si dice in Sicilia fanno “scruscio”, cioè costruiscono attenzione, producono eco, e quindi vanno isolati, vanno piegati. Chi non si piega, chi non si lascia isolare fa la fine di quelli che sono stati ammazzati. Sbarazzarsi della mafia conviene. Sbarazzarsi della mafia conviene. Ti fa essere più libero. Ti permette di far valere i tuoi meriti. Ti permette di trovare un posto al sole senza dover chiedere permesso a nessuno. Devi contagiare la positività di questa sfida, di questa avventura. Noi spesso, invece, la teniamo tutta dentro i toni di una sacrestia: “Bisogna rispettare le leggi” – “Bisogna avere i segni della legalità dentro di se”. No. Bisogna capire che tutto questo va fatto non perché devi farlo, ma perché serve alla tua vita, serve a te stesso, serve a guardarti allo specchio con un sorriso. Mio padre (Giuseppe Fava) non mi ha insegnato “l’antimafia” Non ho avuto bisogno che mio padre mi spiegasse che bisognava essere contro la mafia. I suoi insegnamenti di padre sono stati quelli di chi ritiene che la tua libertà interiore sia la tua grande risorsa umana, quella che ti rende forte nella vita. È stato invece un maestro di professione e mi ha spiegato che il giornalismo, come professione intellettuale, non è un mestiere neutrale. Tu non puoi scrivere un po’ meno e guardare un po’ meno: o scrivi o taci, o guardi o ti giri dall’altra parte. Il giornalismo è un mestiere di verità e la verità non prevede aggettivi che ne limitino la forza e la vastità del suo significato. La sezione Pio La Torre ringrazia Claudio Fava. Da parte nostra possiamo dire che abbiamo deciso di aderire a Sinistra Democratica perché non siamo neutrali, perché abbiamo scelto di combattere e di non accettare; perché non ci siamo piegati; perché, se la censura è un atto di prepotenza, l'autocensura è un atto di servilismo. Così come servi non lo siamo stati ieri nei confronti della DC, che comunque era un partito popolare e di massa, meno che mai lo siamo oggi di fronte a quattro cialtroni, e, nonostante tutto, abbiamo ancora le spalle ben dritte. Abbiamo scelto di scrivere e non di tacere, di guardare e non girarci dall'altra parte. Per tutto questo, la mattina ci guardiamo allo specchio con un sorriso. 8/2/2009 |
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