Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Sciopero CGIL, la fuga in avanti di Formigoni, la boutade tragicomica di Ferrero.

Quando i simboli ti cadono in testa.

Su tutti i manuali di storia economica è scritto, come dato certo, che nei periodi di recessione il sindacato è debole. Così detto potrebbe sembrare una cosa che interessa poco o niente, ma traducendo in soldoni significa che, durante le crisi economiche, la guerra fra poveri raggiunge il punto più alto di efferatezza.

Un detto popolare vorrebbe che la storia sia maestra di vita. Cioè, mutatis mutandis, tutto quanto sta accadendo o accadrà è già accaduto. Ma i padroni del nostri sindacati, che  per la storia non sono proprio portati, non  si ricordano nemmeno la cronaca di qualche anno fa, di cui sono stati protagonisti.

Dall'altro lato abbiamo gli operai, i lavoratori dipendenti, i lavoratori precari, i liberi professionisti in lavori evanescenti, e viene da chiedersi, ma visto il gradimento che ha Berlusconi possibile che un numero cosi grande di loro creda di vivere nella televisione piuttosto che nella vita reale? La figuraccia sull'altisonante "Patto per l'Italia" che qualche anno fa separò la strada di CGIL e CISL-UIL, fu l'ennesima beffa di Berlusconi perpetrata ai danni dei lavoratori con la colpevole complicità delle due sigle sindacali che cedettero a quell'abbraccio mortale, ma che è scivolata come il sapone dalla memoria di Angeletti e Bonanni. All'epoca però l'Italia non era orfana di un partito di ispirazione socialista e comunque, almeno nel nome, chiaramente di sinistra, pur contenendo al suo interno Veltroni, D'Alema, Latorre e tutta l'allegra brigata ad essi associata, e al Circo Massimo, convocati da Cofferati, ci andammo in tremilioni.

Oggi 13 febbraio, la CGIL, nel pieno di una devastante crisi economica, ha chiamato allo sciopero le sue categorie più forti e più numerose, Metalmeccanici e Funzione Pubblica. A questa non parteciperà, forse per la prima volta il segretario del partito cui sono iscritti la maggior parte degli iscritti alla CGIL. Anzi, di più, Veltroni immagina di essere a capo di una manifestazioni delle "Corporazioni di Arti e Mestieri', proprio come nel ventennio. Operai e industriali (al secolo, padroni) a marciare insieme: la Marcegaglia e il figlio dell'operaio morto nella sua azienda uniti nella lotta.

La sinistra cancellata dal vocabolario della politica, la CGIL costretta a mostrare i muscoli contro gli altri due sindacati, dunque la normalizzazione voluta da Licio Gelli è in fase avanzata. Però, all'epoca in cui venne scritto il "Piano di rinascita nazionale" il Venerabile non sapeva di poter contare su un alleato formidabile, anche se sicuramente involontario, perché in Veltroni sono visibili più i tratti di una persona uscita fuori di senno, che una precisa volontà politica.

Così la cronaca di oggi ci ripropone cupi scenari di ieri: camicie verdi e leggi xenofobe, capetti che si rivolgono direttamente al popolo, leggi liberticide e un Formigoni che giunge a dire che in Italia non esiste solo la Costituzione ma esistono altre leggi (Annozero dell’11.02.2009). Mentre Berlusconi sembra aver capito che cos'è la Costituzione e vuole cambiarla, Formigoni lo ha superato dicendo che, ora e subito, la Costituzione è uguale alle altre leggi.

Su questo scenario si staglia la proposta di una minuscola formazione della sinistra extraparlamentare. Il Partito della Rifondazione Comunista ha invitato Verdi, SinDem e l'MPS di Vendola a fare una lista unica per le europee sotto il simbolo della falce e martello: se non fosse tragica l'uscita di Ferrerò sarebbe comica, ma anche qui è evidente il segno che a Ferrerò il martello gli è caduto in testa.

Per quanto Ferrerò e Diliberto ci stanno provando in tutti i modi non riusciranno a farci odiare quel simbolo che in Italia ha scritto le pagine di una storia che parla di progresso e di innalzamento del livello di vita della classe operaia, che , è stato protagonista principale della Costituzione repubblicana. Se vogliamo preservare quel simbolo dalle volgarità di qualche congresso dovrebbero avere il buon senso di consegnarlo alla storia e lavorare perché quella storia qualcuno in futuro la studi e la comprenda, e abbia ancora voglia di ispirarsi ad essa, anche perché oggi, 13 febbraio 2009, siamo nei guai fino al collo.

13/02/2009

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