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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Decreto sicurezza Che tristezza! “Un decreto, quello sulla sicurezza, concordato con la presidenza della repubblica”. Questo è quello che ha detto Maroni, ministro dell’interno alla conferenza stampa di presentazione del provvedimento decretato d’urgenza, per far tenere le cerniere su agli stupratori. Stupratori che tremano al solo pensiero di avere a che fare con una ronda disarmata, che nella legge e nella conferenza mai è stata definita tale. Manganelli, capo della polizia, invece di arrabbiarsi ha abbozzato, salutando come foriera di benefici la sinergia che si può creare fra le forze dell’ordine e cittadini alle dipendenze del prefetto. Dal canto suo Napolitano che, probabilmente a questo punto, fa molta fatica a capire con ha a che fare ha fatto diramare un comunicato dal Quirinale che il provvedimento d’urgenza è da attribuire alla totale responsabilità del governo. Non è dato di sapere che cosa si dicono gli esponenti del governo quando salgono sul colle più altro di Roma, né sappiamo se si fra di loro di danno del lei o del tu, comunque credo che nel chiuso di quelle stanze forse il Presidente della repubblica potrebbe chiamare Berlusconi per dirgli “Ma va a quel paese te e tuoi ministri”. Berlusconi dal canto suo ha già dato al decreto legge il suo verdetto di incostituzionalità, infatti in conferenza stampa ha detto che è un provvedimento fatto per tacitare l’opinione pubblica dal momento che i reati di stupro, da quando c’è lui, sono diminuiti del 10%. Quindi, giuridicamente parlando, l’urgenza non c’è: è solo un venire incontro al popolo bue (direbbe Voltaire) che sotto le finestre del palazzo grida: “Crucifige, crucifige”. Non sappiamo se di fronte a tale asserzione il presidente della repubblica valuterà la costituzionalità del decreto e apporrà la sua firma, ma Berlusconi ha aggiunto, con uno di quei sillogismi che solo gli ubriachi fanno: “Come si vede i decreti legge servono al governo per dare le risposte immediate”. Ma tutto questo ornai lo sappiamo già. Come sappiamo anche che il Partito democratico all’amatriciana era solo un falso di quello americano, “made in China”, ne’ più ne’ meno come quelle borse che vendono gli extracomunitari in ogni dove d’Italia. D’Alema, intanto, dopo aver aderito al Partito democratica, senza fare colpi di testa che la saggezza avrebbe consigliato, oggi dice: “Ma che cavolo di partito è mai questo?” “Qual’era la politica di questo partito?. Ma in campagna elettorale che cosa sei andato a dire agli elettori, le stesse falsità che ha i detto nel collegio di Gallipoli quando Gianni Morandi ti faceva il concerto spalla e ti veniva a trovare Diego Della Valle o quelli della Malerba che promettevano apertura di fabbriche e poi andavi a cena con qualche ignorantone multimiliardario che ha umiliato i tuoi luogotenenti in loco, o con qualche finto grande capitano di una finta industria, prestanome ignorante dell’ex banche di interesse nazionale, o con qualche avventuriero travestito da banchiere che più che a Cuccia somigliava e parlava come “Er Canaro”? Comunque la morte del partito democratico ha tolto di mezzo un equivoco. Le elezioni del 14 aprile 2008 hanno sancito la trasformazione di fatto della forma dello stato italiano, che l’esistenza artificiale del PD non rendeva evidente. C’è bisogno di una nuova resistenza. Ma questa volta il compito di noi partigiani è di gran lunga più difficile. Abbiamo da un lato le corazzate del centro-destra che sono un’armata invincibile e la recessione rende la loro ascesa irresistibile. Dall’altra abbiamo un esercito allo sbando che, nello scenario politico italiano, incombendo altre elezioni, quindi altre poltrone in ballo, sono lì in vendita al migliore offerente. Poi ci siamo noi già extraparlamentari e ormai semiclandestini, ignorati dai mezzi di comunicazione, non solo televisivi, senza nessun diritto di cittadinanza da Santoro o da Floris, ma con qualche apparizione da Vespa, con il chiaro intento di mettere il dito nella piaga, che si limita ad invitare i falce-martellisti, che, beati loro, vivono di questa certezza, mentre Vespa si diverte a metterli al pubblico ludibrio, senza che essi abbiano il minimo sospetto. E noi? Intesi come SD, Verdi e Movimento per la Sinistra, alias, Vendola. Non che fossimo una montagna, ma il topolino che abbiamo partorito faceva proprio schifo. Se, come sembra, perché non si può dire mai, ci sarà una lista unica di queste tre, diciamo così, forze politiche dov’è la novità? La politica, è vero, ormai è personalizzazione, ma davvero Vendola crede che sarà di nuovo candidato alla presidenza della Regione Puglia? E se così fosse, davvero Vendola crede di poter vincere? Che tristezza. 21/2/2009 |
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