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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Da Berlinguer a Franceschini Ancora una volta la sinistra è impreparata Il momento che tutti aspettavamo, dopo la scissione dell'ultimo congresso del DS, è arrivato più o meno nei tempi che tutti avevamo previsto. Dopo le false primarie coltivate, cullate, pubblicizzate dallo schieramento che fa capo a Berlusconi (ricorderete la battuta all'uscita dell'assemblea costituente: "se questo è il P.D. io mi iscrivo subito"). Anche se di politica non capisce niente, Berlusconi aveva capito che Veltroni stava creando un partito che aveva la sua sede nazionale nel mondo inesistente della televisione. Poi dal virtuale si è passati al concreto delle cabine elettorali e lì, dopo la prima parziale "turata di naso" - il disastro alle politiche dell'aprile del 2008, perché di disastro si è trattato per il PD - il lezzo di un Partito Di-niente è entrato nella pelle degli elettori di centro - sinistra. Un Partito Devastato dalla questione morale - Regione Abruzzo, Regione Campania, Città di Napoli e mille altri comuni che non balzano all'onore della cronaca, ma in cui le regole della democrazia sono inesistenti, le leggi vengono violate in ogni atto che viene posto in essere: concessioni edilizie, assunzioni, tributi locali, manifestazioni "pseudo-culturali". Non c'è un atto che non sia fatto per allargare il consenso elettorale di chi è al potere. Ma fin qui nulla di nuovo: il problema sta dalla nostra parte. Quella del P.D. era una storia già scritta, ma a sinistra invece di lavorare seriamente a costruire un luogo in cui si ricostituisse la fiducia nella politica, ponendo al centro le grandi idee della sinistra, ci siamo persi dietro a simboli e improbabili o, qualora probabili, inutili leader. Non c'era e non c'è e non ci sarà bisogno che nei congressi, convegni, work-shop, seminari ci si spiegasse perché siamo di sinistra, perché ognuno di noi sa perché è di sinistra. Ogni compagno che è intervenuto a questi rassemblement chiedeva e chiede che i capetti della sinistra si sedessero intorno ad un tavolo e dicessero: "io sono disposto a lasciare la poltroncina dove sono seduto e sono disposto a togliere questi puntini sulle "i" per porre al centro di un programma politico le cose (tante) che ci accomunano". Noi non abbiamo aderito al PD perché non credevamo che la storia di molti, non tutti, ma molti di noi non potesse andare dal PCI alla DC. Sapevamo, invece, che D'Alema, Fassino & Co. dopo essere stati cresciuti dal padre nobile del pensiero della sinistra italiana, in virtù di un presupposto modernismo, sarebbero andati a finire a fare gli sparring partner a quelli che sono i discendenti della DC, alcuni rispettabili, come lo stesso Franceschini, ma che hanno idee diverse sulla laicità dello stato, per dirne solo una. Tuttavia, anche se con un ritardo incredibile, la sinistra deve ora colmare un vuoto enorme che si è aperto dopo l'implosione del PD, non solo per l'esistenza di se stessa ma per l'esistenza di una società di diritto in Italia. Franceschini, con una gran frastuono dei mezzi di comunicazione di massa, fra una Zanicchi e un Povia, ha avuto ampio spazio per il suo discorso di neosegretario del PD, ma, nonostante i toni accesi e accorati, non ha detto nulla. Nulla ha detto circa il programma di un partito che deve fare i conti certamente con la maggioranza che oggi governa il paese, ma soprattutto sulla sua idea di società. Per questo la partita si è appena aperta su un nuovo e credibile soggetto della sinistra che continui la battaglia del progresso italiano oggi posta in discussione, perché il prossimo plebiscito delle europee e delle provinciali in favore di Berlusconi darà un'altra, e speriamo, non definitiva, spallata alla costituzione. 22/2/2009 |
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