Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Popolo delle libertà

"A vizio di lussuria fu sì rotta,

che libido fé licito in sua legge"

Man mano che passano i giorni si chiarisce il concetto di cosa vuoi dire "Popolo delle libertà". Messa al sicuro la sua personale "libertà", Berlusconi, in contropartita, concede il libero arbitrio, iniziando dall'urbanistica. Salta a pie pari quelle poche e, per la verità, inutili competenze dei Consigli Comunali e si rivolge direttamente agli italiani: gli italiani hanno buon gusto e sapranno usare nel migliore dei modi la facoltà concessa loro di scempiare quel che resta di questo territorio. Una deregulation, quella urbanistica, sancita già nei fatti ancor prima che nelle leggi. Fra PRG e PUG vi solo una lettera di differenza, ma già in questa differenza è contenuto un automatismo che di fatto non fa entrare nel merito delle scelte che vengono attuate sul territorio, se non i capi bastone del mercato edilizio: un agglomerato composto da sindaci, assessori, studi tecnici e studi legali. Perché, dice Berlusconi, e non è che abbia tutti i torti, lasciare anche il minimo dubbio che qualcuno possa ancora parlare di abusivismo e di scempio? Come? Facile! Facendo legge il libertinaggio. L'Italia è quel paese in cui il "meno" contiene il "più": ci sarà sempre un Ghidini o un Taormina o un Pecorella, nel caso dovesse esserci qualche incidente di percorso, in grado di giustificare che quel 100% di ampliamento in realtà non è altro che il 5%. Se qualche tribunale si dovesse intestardire una legge "ad personam" non la si nega a nessuno e comunque gli ispettori del ministra della giustizia Alfano sono sempre pronti ad intervenire nei confronti di quei giudici e di quelle procure riottose.

Come andare a spiegare oggi agli italiani che noi ci candidiamo per governare la nazione, le regioni, le province, i comuni nell'ambito di regole che valgono "erga omnes", quando l'alternativa proposta dalle destre è quella dell'assoluto arbitrio. Già l'elezione diretta dei sindaci ha determinato un centro di potere autonomo che si muove al di fuori di ogni regola perché non ci sono controlli e quando i controlli, molto remoti, vengono coinvolti questi hanno somatizzato l'idea che chi fa opposizione, e cerca di farla sul serio, lo faccia per ripicca personale. Le colpe dell' "Ulivo" in generale e dei DS in particolare, e conseguente del PD, in questa storia sono enormi. Se Prodi, invece di mandare ieri (15 marzo a "Che tempo che fa") a quel paese Veltroni l'avesse mandato nel 2007 forse oggi l'Italia, non gli italiani che sembrano essere contenti di questo governo, non sarebbe questo punto. La Destra raggruppata da Berlusconi la si combatte non imitandolo, ma conducendo una seria battaglia parlamentare per imporre il rispetto delle leggi, tanto quando si è all'opposizione tanto quando si era alla maggioranza; non partecipando alla crocifissione della magistratura che è un organo indipendente, e il fatto che qualche magistrato sbagli non deve essere la scusa per togliere quel'indipendenza; che la libertà di stampa va difesa fino alla prova della diffamazione giudizialmente accertata. Ma il problema è che l'illegalità piace! La nozione di reato deve rimanere circoscritta allo stupro, furto in appartamento, all'uso di sostanze stupefacenti, purché chi le vende, che spesso frequenta i salotti del jet set, sia protetto dalla mancanza di una seria politica di lotta al narcotraffico.

Questo è il progetto della nuova dittatura.

I popoli degli altri paesi deridono l'Italia senza peli sulla lingua, ciò che non è concesso ai capi del loro governo, per ovvie ragioni diplomatiche. Ma se c'è un comico che porta avanti lo show, c'è anche una spalla che regge il gioco. Su questo dovrebbe iniziare l'autocritica e la conseguente opera di ricostruzione di un'alternativa democratica pronta a ribattere colpo su colpo le bordate della corazzata berlusconiana e al tempo stesso proporre una prospettiva di governo seria e non la testimonianza pura e semplice di un altro mondo possibile ma non realizzabile.

16/3/2009

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