Sezione "Pio La Torre" Alliste
Obama parla all’Impero del Male
Obama ci sta facendo capire quanto stupido è stato il mondo in questi anni. La notizia che ha dell’inverosimile arriva stamattina con il primo radiogiornale: Il presidente degli Stati Uniti d’America, il comandante in capo, videoregistra un messaggio e si rivolge al popolo e ai governanti iraniani. Al di là del testo del messaggio quello che colpisce di più è la ricerca di restituire alla politica il suo ruolo e la sua dignità. “Fatti non foste a viver come bruti , ma per seguire virtute e conoscenza”, così Ulisse nella Divina Commedia stimolava i suoi uomini a battere nuove e mai percorse strade. L’uomo sta dimostrando il coraggio della ricerca di una via ovvia, ma impervia e difficilissima, non solo per quelle che possono essere le risposte dell’interlocutore cui si rivolge, ma per i pericoli che crediamo il Presidente degli Stati Uniti corre nella sua nazione, perché la storia di quel paese ci dice che chi vuole esplorare sentieri nuovi si fa molti nemici.
Quanto piccina ci appare l’Italia. Lasciamo da parte questo periodo buio, ma ai tempi di Prodi solo per riconoscere legalmente ciò che esiste nella società (le unioni di fatto) successe il finimondo. Le agenzie battevano continue dichiarazioni sull’argomento; i telegiornali e la carta stampata mettevano le minacce dell’uno o dell’altro come titoli di apertura.
Immaginate l’America stretta fra portoricani, italiani di “Brooklyn”, cinesi, ispanici, neri, meticci di ogni genere evasori fiscali e bancarottieri e un “Klu Klux Klan” che diventa partito e sommerge la politica nella difesa del razzismo, nella difesa degli evasori fiscali, come ha fatto ieri ad “Annozero” Castelli. Già perché mentre Obama proprio ieri, nella notte fra giovedì e venerdì deviava il corso della storia, in TV sulla pubblica TV Santoro porgeva il microfono a Castelli e agli operai di Prato giustamente arrabbiati ma che non distinguevano la sinistra dalla destra e pur con le loro ragioni urlavano all’indirizzo dei politici presenti sala senza distinguere i discorsi e le espressioni e le smorfie che facevano, agivano non come proletari ma come servi della gleba.
E qui ci soccorre ancora il poeta “Uomini siate e non pecore matte”
20 marzo 2009