Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Mussolini era un grande statista, anzi no!

di Luigi Crespino

Gianfranco Fini oggi ha cinquantasette anni. Parlamentare del MSI sin dal 1983, IX legislatura. Almirante, aderente alla Repubblica di Salò, fondatore dell’MSI, era ancora vivo morirà nel 1988 nel corso della X legislatura. Fini è laureato in psicologia ed è  di professione politico e, diciamo, giornalista: tutti i politici che non fanno nulla sono giornalisti.  Quando ne aveva quarantadue, nel 1994, Gianfranco Fini  disse: “Mussolini è stato il più grande statista del secolo (scorso)”.

Domenica a Roma al congresso di liquidazione di Alleanza Nazionale, alias la versione poltronaiola dell’MSI, ha dichiarato: “Berlusconi è il leader di questo partito (PDL) perché grazie a lui la politica italiana si è smossa”.

Ora tra Mussolini, Almirante e Berlusconi giù dalla torre ovviamente butterei senza il minimo dubbio il cantante di Apicella. In primo luogo per la sua volgarità, secondo perché è un “piddiusta”, terzo perché la sua incultura è sconfinata.

Che Mussolini sia stato un dittatore è verità che  nessun revisionismo storico potrà cambiare; che Almirante sia stato un repubblichino picchiatore è documentato da inequivocabili filmati.  Ma fra il rinnegare i propri padri ideali e osannare Berlusconi ne corre. “Il potere logora chi non ce l’ha” disse Andreotti. È evidente che la paura di perderlo fa ancora più danni. Io sono diventato di sinistra in età matura, avevo 25 anni. La prima volta che sono stato eletto in un’assemblea elettiva è stato a quarant’anni (consiglio comunale di Alliste). Avevo  nove in più di quando Fini entrò alla Camera dei Deputati. Bene, se oggi io a 51 anni dovessi dire: “Dieci anni fa ho detto delle cazzate, ma grazie a quelle cazzate nelle quali non credo più, sono stato eletto” dovrei prendere atto di aver ingannato della gente e mi dovrei ritirare a vita privata e avere il pudore di non uscire più in pubblico. In buona sostanza Fini ha detto ai suoi elettori: “Da quando ero segretario del Fronte della Gioventù fino all’altro giorno vi ho detto delle puttanate e grazie a queste puttanate mi avete eletto”. La smorfia di Fini, mentre rinnegava, era il segno evidente di due cose: o stava dicendo un’altra puttanata oppure era seriamente imbarazzato. Cosa non si fa per una poltrona! Così come ieri per Fini il fascismo non fu il male assoluto, salvo poi dire, di fronte alla stampa estera che non è asservita come quella italiana, che si era sbagliato,  è molto probabile che oggi, se tanto mi dà tanto, il berlusconismo che oggi abbraccia, in futuro si rivelerà essere stata un’altra catastrofe.

Stefano Sylos Labini su MicroMega ha dato una risposta piccata all’analisi di Vendola  su Berlusconi (''È un individuo geniale.  È una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un'intera epopea della vita culturale. È un prototipo di uomo nuovo che si è saputo imporre sulla scena italiana.  Noi abbiamo fatto un errore tragico: demonizzare il personaggio e intenderne poco il meccanismo culturale di riproduzione del consenso. La sinistra è stata molto contro Berlusconi mentre diventava berlusconiana dentro le proprie viscere e i propri accampamenti"). È difficile confutare questa affermazione di Vendola: Berlusconi parla come la vecchina: “che i disoccupati si trovino un lavoro e non se ne stiano con le mani in mano”, cosa che hanno sempre detto le nostre nonne. Berlusconi, vuol dire Vendola, e qui sta la “genialità” dell’individuo, ha capitalizzato il suo essere  ignorante. Tradisce, nella banalità dei suoi concetti, la sua origine di pidocchio riunto: questo è il genio. Non si è sforzato di essere quello che non sarà mai, un intellettuale ricco e raffinato: è “mezzo fra i mezzi” e parla il linguaggio della banalità. È un povero diventato ricco sfondato, ma non ragiona da ricco, se non quel tanto che basta per dimostrare di avere in quantità smodata quattrini, chiaro atteggiamento dell’ex povero in canna (suo padre era usciere di una piccolissima e sconosciuta banca, successivamente diventato DG), lui ragiona come il suo popolo televisivo, lui è il popolo televisivo.

Al vecchio proprietario del cinema del mio paese un amico fece questa domanda: “Antonio, ma perché  proietti sempre film per i fessi

Antonio, il cinematografaro, rispose con un’altra domanda: “Secondo te ad Alliste ci sono più fessi o più cristiani?

L’amico asserì:   “Più fessi!

Antonio:  “Ed io proietto  film per i fessi

Mente i cinema nella grandi città chiudono, ad Alliste c’è sempre il mitico Cinema Oriente!!!

26/3/2009 

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