Sezione "Pio La Torre" Alliste

Politica

Elezioni Provinciali di Lecce: il ministro Fitto corteggia l’onorevole Ria del PD.

Il comune senso del pudore

Con la fine delle ideologie è venuto meno anche il comune senso del pudore. Va bene il realismo politico, però le cosiddette trattative per le elezioni provinciali di Lecce hanno superato l’umana concezione del grottesco.

Iniziamo dalla parte alla quale apparteniamo, "Sinistra e Libertà". Il primo giorno di primavera abbiamo presentato a livello nazionale quello che non è un partito ma, dicono i fondatori, nemmeno un cartello elettorale, invece, si afferma, è un "progetto politico". Concetto nel quale possiamo metterci tutto, ma che può anche significare, come il pessimismo della ragione ci induce a pensare, niente. Ma non appena finiti i comizi di Piazza Farnese, nel concreto delle realtà locali, come in provincia di Lecce è successo che uno dei tanti "prefissi telefonici" che compongono questo "progetto", millantando un radicamento (hanno detto proprio radicamento!!!) sul territorio vuole presentarsi da solo, mettendo le poche sezioni e i pochi volontari, che ancora fanno il porta a porta per racimolare qualche voto, nella disperazione di spiegare che al parlamento europeo si vota “così” mentre alla provincia si vota “cosà”: il "progetto" almeno a Lecce è già degradato in una "aggregazione". In tutto questa confusione i livelli superiori dei rispettivi "partiti" si guardano bene dall'impartire direttive vincolanti che valgano "erga omnes".

Passando alla trattativa con l’intera  coalizione del centro sinistra,  nasce il tormentone: “primarie si, primarie no”. Spesso le voci discordanti nascono nello stesso, diciamo così, partito, come ad esempio il PD. Tizio vuole le primarie, Caio non le vuole. Tizio in realtà pensa che se si andrà alle primarie il prescelto sarà lui, Caio, per converso, sa che nelle primarie è debole ma può contare su sponsorizzazioni importanti e per questo vuole l’investitura dall’alto. Ora, o le primarie sono regolate dalla legge e si fanno con tutti i crismi di legalità annessi e connessi, come si fa in America, oppure si continua ad essere italiani e si fanno le cose che si sono sempre fatte in Italia. Vero è che per il maggioritario, né come elettori, né come politici siamo tagliati. Dagli Stati Uniti ci divide la cultura e la storia, sarebbe pertanto meglio impegnarsi nel fare un, che sia uno, sistema elettorale serio che valga per tutti gli organi elettivi. L'Italia vanta il triste primato di sei, diconsi sei, sistemi elettorali diversi. Ma sin qui siamo nel campo della cecità politica di chi vuole che “se non si fa come dico io,  muoia Sansone con tutti i filistei” e la sinistra in questo campo ha una tradizione non da poco.

Nella prima repubblica di cambi di casacca durante le legislature ve n'erano tanti, ma questi riguardavano, in genere,  degli anonimi peones che, come buste di plastica non-biodegradabili, svolazzavano da un partito ad un altro.

Nei nostri paesini c'è fermento perché un deputato  del PD, l'onorevole Lorenzo Ria, sembra essere stato contattato dall'enfant prodige della politica, già presidente della Regione Puglia, nonché ministro degli affari regionali, nonché indagato  dalla magistratura barese, che a sua volta è indagata dal ministro della "giustizia" Alfano. Il giovane  rampollo di casa Fitto, Raffaele,  ha offerto al deputato del PD Lorenzo Ria la candidatura alla presidenza della provincia. La politica ai tempi di Berlusconi ci ha fatto vedere cose che la DC non ha sommato nemmeno in un quarantennio di dominio incontrastato, ma che Ria due volte presidente del centro sinistra della provincia di Lecce, due legislature da senatore e ora deputato del PD "zompetti" allegramente e con nonchalance verso la corte di Berlusconi è il segno che il popolo è considerato sempre più un bue. Non che, e sia detto senza ombra di razzismo politico, noi ci fossimo mai fidati dei democristiani, che, al di là di quello che si dice, sono stati la vera bomba ad orologeria dei governi effimeri del centro sinistra, se l'analisi deve essere seria e andare oltre le apparenze e oltre l'immaginario collettivo che ha sempre individuato il colpevole nella sinistra radicale.

Che l'affare Ria si concluda o meno è un dettaglio che, a questo punto, conta poco perché non solo la politica è senza ideologia, ma è ormai senza vergogna. Questo dovrebbe far riflettere la persona più intelligente del PD, che è D'Alema: il partito aborto o mostro o malformato cui ha dato vita in fretta e furia avrebbe richiesto altri passaggi. Avrebbe magari chiesto di addivenire prima alla condivisione di un programma e sicuramente quel partito non si sarebbe fatto: si sarebbero evitati tanti  guai al socialismo italiano e soprattutto guai all'Italia. La sorte del PD ci interessa limitatamente ai danni causati alla democrazia, per il resto sono casi che quel partito deve vedersi al suo interno, se ancora il PD può essere considerato un partito.

Di certo il nostro interesse è rivolto oggi verso i cittadini, che non sono soggetti passivi della democrazia, anzi la legge li definisce elettorato attivo e i candidati  sono l'elettorato passivo, ma qui in Italia le cose si sono esattamente invertite. I cittadini italiani daranno ancora retta e credito alla politica dell'indecenza o a quella della trasparenza? Noi di "Sinistra e Libertà" dovremo recitare la nostra parte nel far comprendere la differenza. Tuttavia quanto si diceva all'inizio di questo ragionamento non ci esime dall'essere anche noi ricompresi nell'ammasso dei politicanti. Perché se si conducono trattative così convulse e a tratti assurde  anche all'interno della sinistra, così pesantemente punita nella scorsa campagna elettorale, questo vuol dire che, non solo che abbiamo perduto l'unico ed esile filo che ci collega alla realtà, ma abbiamo anche noi perduto il comune senso del pudore!

1/4/2009

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