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Sezione "Pio La Torre" Alliste Alliste Perché continuare, nonostante tutto? Yes, we must! Sarebbe giustificabile in questo momento gettare la spugna e aspettare tempi migliori, confidando che l'ulteriore peggioramento delle condizioni di vita della gran parte dei cittadini acceleri la fine di questa brutta stagione della politica italiana. Il lavorio sui fianchi operato dal governo delle destre e dal PD, che non vuole ammettere che il processo di costituzione del nuovo partito è fallito, e deve, perciò, continuare a fare buon viso al cattivo gioco di Berlusconi, hanno indotto molti militanti ad abbandonare la battaglia politica. Da un lato c'è "chi ha capito tutto" e che cerca di saltare a pie pari l'insidioso ostacolo della meritocrazia, acconsentendo tranquillamente gli abusi del potere; dall'altro, c'è "chi non crede più” che le battaglie politiche ideali possano portare da nessuna parte. Sugli uni e sugli altri pesano gli insegnamenti degli stessi cattivi maestri, che fanno di tutto per avvalorare la tesi che la politica è un mestiere particolare, e anche abbastanza sporco, dove, impudentemente, un giorno si può dire che A è migliore di B e l'altro dire l'esatto contrario. Vanna Marchi, per aver promesso ciò che non era vero, è finita in galera e non si capisce perché due pesi e due misure: l'ovvia conclusione è che il gioco del lotto è considerato una cosa seria mentre la politica no! Tuttavia, senza ammantarci di chissà quale missione profetica (tipo "il socialismo non può sparire...", "le grandi conquiste sociali del '900", "lo statuto dei lavoratori", "il divorzio", "l'aborto", "l'intolleranza razziale", "il pacifismo", "la diossina", e via discorrendo in un rosario che può essere interminabile), abbandonare in questo momento sarebbe come ammettere che in politica non esiste altro movente che quello dei propri interessi, degli intrighi e delle scorciatoie per trovare un comodo posto al sole. Per quanto ci riguarda non abbiamo fatto questo ragionamento nemmeno quando eravamo nello stato di bisogno. Abbiamo, invece, considerato la libertà di pensiero un valore in se, un valore assoluto, che non poteva essere condizionato dalle nostre personali situazioni contingenti: le macerie, anche culturali, lasciate dalla guerra e dal fascismo erano ancora visibili e tangibili e la paura di un ritorno al passato recente era tanta. Per tutto questo, con la nostra presenza attiva, dobbiamo riaffermare che la politica non è un mestiere dove si contrattano voti e carriere, ed è bene precisare che chi si dichiara neutrale è oggettivamente complice di tutto ciò, ma al contrario la politica è un obbligo morale delle persone libere. Quindi: Yes, we must!
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