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Sezione "Pio La Torre" Alliste PoliticaIl 25 aprile è una data di nascita, non è un giorno qualunque Ci sono alcune date nella storia di un popolo che, ben oltre la contingenza politica, racchiudono valori condivisi di una nazione intera. Nessuno, o solo qualche antistorica minoranza, si sognerebbe di contestarle, di metterle in discussione, di piegare il loro significato a calcoli particolari. Esse sono invece il punto fermo all'orizzonte che guida il cammino di un popolo che ha scelto di vivere in una stessa nazione. Il 14 luglio in Francia è una data onorata, rispettata e degnamente ricordata. I valori associati a quella data "Liberté, Égalité, Fraternité”, sono presupposto e meta della legislazione francese. Ciò vuol dire che i governi possono accelerare o rallentare quella marcia, ma mai fermarla o deviarla. La Francia è il 14 luglio, la Francia è la presa della Bastiglia, la Francia è la rivoluzione francese, la Francia è la Marsigliese, la Francia è la sua bandiera. Così non è per l'Italia. Il 25 aprile non solo i fascio-realisti non l'hanno mai condiviso, e sembrerebbe anche naturale, ma vaste zone, non propriamente di quella ispirazione politica, come nostalgici del vecchio notabilato rurale, come il potere pervasivo della chiesa romana, mal sopportavano e sopportano non solo l'antifascismo insito in quella data, ma l'emancipazione di una classe che finalmente, dopo quella data, divenne a tutti gli effetti proletariato. Cioè l'altra classe produttiva che fuoriuscì dallo stato di servaggio e si propose come interlocutore e controparte della classe che fino a quel punto aveva dominato i rapporti economici, politici e sociali. Il sillogismo proletario quindi comunista quindi ateo è l'artificio dialettico attraverso il quale si delegittima un pezzo importante della società, il più numeroso. Con questo presupposto, che ancora impregna la società italiana, oggi Berlusconi usa il termine comunista in senso dispregiativo e dà del comunista a qualcuno quando lo vuole offendere o additare. E, se le cose hanno un senso, il consenso di cui gode Berlusconi significa che oggi questo è un sentimento condiviso. Ecco perché l’opinione pubblica nei negozi, nelle piazze non avverte la gravità di quanto sta accadendo in questi giorni sull’onda dell’improvvida boutade di Franceschini. Dare del comunista in senso offensivo a qualcuno significa attaccare una delle parti, fra l'altro la più numerosa e combattiva, che contribuì alla caduta del fascismo, alla cacciata dei nazisti e alla stesura della costituzione. Ai tempi della prima repubblica, invece, il reciproco rispetto fra forze politiche diverse trovò una sua efficace denominazione: si definivano infatti forze “dell'arco costituzionale” tutti quei partiti che si riconoscevano nei valori della costituzione anche se avevano ispirazioni e dottrine politiche diverse. Fuori dall'arco costituzionale c'erano partiti e movimenti che non si riconoscevano nella legge fondamentale dello stato e che quindi erano estranei alla lotta di liberazione, ovvero al 25 aprile. La costituzione, come giustamente è stato detto, non è un elenco generico di valori, ma è norma viva ed operativa dell'ordinamento giuridico italiano, ma ciò diventa vero e cogente quando uno dei tre poteri in cui si suddivide lo stato moderno fa valere, nel concreto della vita di relazione, queste norme. Se invece, come accade in Italia, si pone in discussione la tripartizione dei poteri, perché uno dei tre poteri, quello esecutivo, vuole esautorare quello giudiziario, e allora l'affievolimento delle norme contenute nella costituzione è un fatto oggettivo. Così la legislazione ordinaria, in primo luogo, non ha più termini di paragone per comprendere se è coerente con i valori fondamentali di una nazione, in secondo luogo accentua la natura contingente dell'ordinamento generando una serie di nuovi valori, o disvalori, che al massimo possono essere condivisi da chi in quel momento governa. Quindi la questione se il 25 aprile debba essere o può essere la ricorrenza di tutti non è questione di lana caprina. Cosa si insegna nelle scuole? E nelle scuole italiane, in tutte le scuole italiane, si insegnano i valori fondativi della repubblica e dell'Italia unita? Cosa scrivono i giornali e cosa dicono le televisioni? In poche parole qual è la cultura degli abitanti di questa nazione? Vi sono gesti o discorsi da parte di chi rappresenta le istituzioni che, a termine di legge, andrebbero denunciati e condannati? Sembra proprio di si, ma nessuno si scandalizza e, comunque, la parola d'ordine è minimizzare. Su certi argomenti, che richiamano tragedie storiche, invece, non si può soprassedere. Nella guerra di liberazione, bisogna ricordarlo, c'era chi stava dalla parte giusta e chi, dispiace di dirlo ma la storia va rispettata, stava dalla parte del carnefice, del dittatore, dell'occupante e dello sfruttatore. Qualcuno vorrebbe porre sullo stesso piano tutti gli attori di quella terribile stagione, ma così non solo si compie un gesto di ingiustizia ma si falsifica la storia di una nazione e se ne compromette il futuro: sarebbe come cambiare la data di nascita di una persona. 25/4/2009 |
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