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Sezione "Pio La Torre" Alliste PoliticaFranceschini: L'era di Berlusconi finirà fisiologicamenteUn paese disperato "Il bipolarismo e l'alternanza devono proseguire anche dopo Berlusconi, perché il percorso del premier terminerà fisiologicamente". Dario Franceschini lo dice durante il suo intervento al convegno 'Costruiamo il Pd', in corso nella sala congressi di Montecitorio. Precisando, subito dopo, sollecitato anche dai sorrisi suscitati dalla sua affermazione: "Parlo, ovviamente, di un termine fisiologico politico" e il senso dell'affermazione sta nella necessità "di non tornare indietro alle alleanze fatte dopo le elezioni". (La Repubblica 28 luglio 2009 Roma, 12:39). Il presidente del consiglio ha 72 anni e Franceschini è rassicurato da questo fatto. Ormai il segretario del PD pensa e dice, Berlusconi è più di là che di qua. Questo lo rassicura, nel senso che quanto prima potrà giocarsi la partita senza Berlusconi. Le peculiarità che rendono il soggetto obiettivamente ripugnante sono state ampiamente descritte dalla stampa estera, perciò rimandiamo al catalogo di aggettivi ivi usati e che condividiamo tutti. Non vi è solo ripugnanza politica, ma vi è anche ripugnanza epidermica, per quanto qualche donna, sia pure per professione, non esita a venirne a stretto ed intimo contatto. Ma il PD e Franceschini conta sul fatto che molte castagne sul fuoco di quel "No idee? No party!" che è il PD gliele caverà il decorso del tempo, ché la signora vestita di nero con la falce (senza martello) non guarda in faccia nessuno, anche se la medicina, specie per chi può non badare a spese per farsi tutti i controlli del caso, come dice Tarantini alla D'Addario a proposito dei preservativi, ha fatto nel settore passi da gigante. Ma ciò detto, Franceschini dimentica che Berlusconi, escort o non escort maggiorenni o minorenni che siano, vuole arrivare al Quirinale, perché questa sua cicuta c'è la deve fare bere fino all'ultima goccia. La sua devota maggioranza, fatta di baciapile, non crediamo possa avere la forza, il coraggio, l'avventatezza e, meno che mai, il buonsenso di dirgli no. Franceschini, tuttavia, ci comunica un altro fatto: lui ha ormai acquisito che contro Berlusconi non c'è storia e confida solo nella clemenza della corte, in questo caso, della morte (politica o reale che sia) per la normalizzazione della vita , in cui "l'opposizione" può almeno sperare di non essere presa a pesci in faccia un giorno si e l'altro pure, come oggi accade. Dietro quella frase noi leggiamo la sua disperazione, quella del suo partito e, anche se noi non finiremo mai macinati dalla logica del male minore, riteniamo che ci sia anche la nostra disperazione. L'Italia è un paese disperato perché la politica o le elezioni non hanno mai cambiato nulla. Tanto è vero ciò che anni e anni di dominio democristiano fatto di collusioni mafiose, di malefatte, di patti indicibili pur evidenti, non ne hanno mai scalfito il potere (proprio in questi giorni Totò "U curtu" ha buttalo la palla in campo facendo riemergere fondate perplessità su chi ha condannato a morte Borsellino). Ieri fu l'inchiesta "Mani pulite" a togliere di mezzo Forlani, Piccoli, Gava, Cirino-Pomicino, per fare solo alcuni nomi di quelle cariatidi che per decenni ci hanno governato, non furono libere elezioni. Ma nonostante che in quel momento tutto sembrava che fosse cambiato e che nulla sarebbe stato più come prima e ci illudemmo che gli italiani sarebbero stati finalmente liberi di giudicare i loro governanti, le successive elezioni fulminarono tutti gli entusiasmi. Quel potere, come quei subdoli virus, refrattari a qualsiasi antibiotico perché mutanti, si era subito riciclato ed ogni cosa era tornata come prima, anzi peggio di prima. Oggi si spera in madre natura. Questa è la cifra di un paese disperato e profondamente malato. Profondamente malata è la democrazia, profondamente malato il suo popolo e non solo il suo primo ministro come dice la sua ex seconda moglie Veronica. Ma questo noi lo sappiamo già: assistere alla facilità con la quale oggi si pilotano mille o duemila voti è qualcosa di impressionante anche per noi che abbiamo vissuto altre stagioni. Nemmeno ai tempi del pentapartito l'esito del voto era così scontato com'è oggi, in cui il cosiddetto bipolarismo avrebbe dovuto aggiungere quell'elemento di incertezza. Le istituzioni sono solo delle diligenze da assaltare e tanto più si è famelici, tanti più si hanno conflitti di interesse, tanto maggiore è la possibilità di fare cappotto: più l'elettore vede motivazioni personali nelle candidature, di qualsivoglia natura, e tanto più si è certi della vittoria. In questo senso l'Italia è un paese afflitto da un male incurabile. E' un paese che è ormai nel gorgo dei marosi che lo porteranno verso il sottosviluppo. Perché che cosa si può contestare quando uno stravince le elezioni (perché, è inutile sofisticare, fra il 40% è il 27% c'è un abisso) nonostante, per esempio, la destrutturazione della scuola pubblica, una crisi economica che i provvedimenti del governo incentivano: nulla! Se in questo paese stravince chi, a partite dall'europee fino a tutte le elezioni locali, trasuda illegalità, cosa gli si può opporre? Che noi siamo dalla parte della legalità? E chi se ne frega, sarà la risposta ovvia di chi ha una salda maggioranza in mano. Di questa deriva la responsabilità maggiore è di chi oggi invoca la morte del dittatore, perché solo dei dittatori si spera la morte, perché per i presidenti bastano le elezioni. Ma nonostante tutto si continua a perseverare diabolicamente nell'errore dell'autosufficienza. 29/7/2009 |
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