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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Giorgio Gaber:"Non ho paura di Berlusconi in se, ma di Berlusconi in me" Quindici anni di ordinaria follia. Detto e scritto tutto, sviscerata in ogni suo aspetto, spiegata in ogni minimo lato oscuro l’ascesa al potere di Berlusconi ha avuto però un indiscusso partner senza il quale niente sarebbe stato possibile, Né i suoi organi di stampa, né le sue televisioni avrebbero potuto niente, senza questo alleato. Il “quarto” e il “quinto” potere esistono anche nelle altre nazioni e la globalizzazione rende globale il fenomeno. In Spagna, la prima volta di Zapatero, insperata fino a due giorni prima delle elezioni, fu determinata dalle falsità, subito scoperte, dette da Aznar sull’attentato di Al Qaeda alla stazione di Madrid, spacciato per un attentato dei separatisti baschi. Gli spagnoli in soli due giorni ribaltarono il risultato elettorale: dissero un “non ci sto” che si rivelò poi storico per le innovazioni, specie nel campo dei diritti civili, che ha determinato il governo Zapatero. Forse in maniera ingiusta, bigotta, esagerata in tutti i paesi i cittadini chiedono ai loro governanti di essere santi. Tolleranza zero nei confronti di chi detiene il potere: in nessuno paese (normale) ai governanti viene fatto lo sconto. Devono filare dritto. Qualsiasi pagliuzza, che per un comune cittadino potrebbe anche essere non presa in considerazione, diventa trave se si tratta di un potente, di colui che è stato eletto. In Italia l’ascesa e soprattutto la permanenza al potere di un soggetto incredibile, sotto qualsiasi punto di vista lo si voglia intendere, è determinata da un fatto inesistente in qualsiasi posto del mondo dove esistono regimi in cui i poteri sono ripartiti fra diversi organi istituzionali. L’italiano, il cittadino, l’elettore nella svolta fra la prima e la seconda o terza repubblica premia colui che propone il libero arbitrio di chi comanda. Nella prima repubblica quando i comunisti o i missini dicevano ai democristiani o ai socialisti che rubavano e che erano mafiosi, questi rispondevano che non era vero: negavano. Oggi intercettazioni, indagini di magistratura, sentenze di condanna , documenti, libri ci hanno restituito il quadro completo delle inclinazioni, delle frequentazioni, delle intenzioni, dei reati di chi ci governa e, al di là della censura tutti gli organi radiotelevisivi, sono cose che tutti gli italiani sanno. Ma questo determina un rafforzamento dell’imputabile non imputato, del condannabile non condannato, del cattolico pluri-divorziato, del frequentatore di puttane che fa leggi contro chi frequenta puttane, e via di questo passo aggiungendo nefandezza a nefandezza. Nella fortuna e nella saldezza del governo di Berlusconi centrano poco il “quarto”, il “quinto potere” o il grande fratello: nella saldezza del governo di Berlusconi centra un altro fatto. Quello che ha fatto il “Giornale” di Feltri restituisce la verità sul successo al momento incrollabile di Berlusconi: Berlusconi va a ragazzine? Bene il “Giornale” non lo difende dicendo che non è vero, ma replica al direttore de “L’Avvenire” dicendo: “Anche tu vai a ragazzine!”. D’altra parte Craxi nella sua arringa difensiva davanti al parlamento dell’inquisiti come reagì: “Tutti abbiamo rubato. Tutti siamo colpevoli” Ergo “nessun colpevole”! Berlusconi ha garantito e garantisce di garantire che ogni italiano, che ne ha la possibilità, nella sua vita privata, di cui il suo eventuale incarico pubblico diventa una naturale estensione, può fare tutto quello che vuole. Un abuso edilizio chi me lo può garantire? Ma ovviamente chi ingrassa il proprio conto in banca con gli abusi edilizi, quindi quello è un amministratore pubblico che piace agli italiani e viene suffragato. Berlusconi ha reso il conflitto d’interessi, dal più piccolo comune fino a Palazzo Chigi, il mezzo più sicuro per vincere le elezioni. Guai a fare come San Francesco se vi proponete di candidarvi. Dimostrate invece il vostro attaccamento al potere, dimostrate invece di non avere né arte né parte che è l’unica garanzia per venire eletti perché vi è una potente motivazione personale a usare il conflitto di interessi e a permettere agli altri di farsi i cavoli loro. Il ragionamento che viene fatto dall’elettore è questo: “Ma se il candidato Tizio una volta eletto non vuole farsi i fatti suoi, posso immaginare di farmi i miei?”. Questa è la realtà che noi vediamo e viviamo: la suddivisione del libero arbitrio e del libertinaggio, a ciascuno secondo le sue necessità. Solo oggi qualche giornale straniero sta cominciando a mettere in luce questo aspetto di una storia politica che altrimenti, anche con tutte le implicazioni possibili e immaginabili collegabili al piduismo, sarebbe incomprensibile. Ma già Gaber aveva sottolineato questo tratto “culturale” italiano: “Io non ho paura di Berlusconi in se, ma di Berlusconi in me!”. Chiunque ha una partita IVA e che abbia la possibilità di maneggiare soldi non suoi, ma dell’erario, come l’IVA appunto, o quelli dei contributi dei dipendenti, o quelli che il consumatore provvisoriamente gli da, perché sostituto d’imposta, si sente Berlusconi: cioè quei soldi non li vuole dare al legittimo proprietario che è lo stato. La garanzia del libero arbitrio di farsi beffa delle leggi fiscali italiane: “con questa tassazione evadere non è un reato” disse un giorno alla Guardia di Finanza Berlusconi. Chi volete che non voti una persona del genere. Chi degli italiani vorrebbe votare chi invece dice che le tasse sono il principio dello stato moderno e solidale e che i figli dei poveri possono studiare perché i ricchi pagano le tasse. Qui è la chiave di volta della follia italiana: Berlusconi ha fatto sentire come lui ricco qualsiasi maneggiatore di denaro che non emette ricevuta fiscale per il suo lavoro e sa che Berlusconi questo lo garantisce. Una follia che sta allontanando l’Italia da quel percorso di crescita culturale, economica, civile iniziata all’indomani della caduta del fascismo e la sta portando in direzione de “A casa mia faccio come mi pare” imperativo che vale a partire da interi pezzi di paese passando per le regioni fino al giardino di casa propria. E nemmeno la chiesa, che seppe tenere fuori dal governo il PCI marxista che arrivò anche a contare il 30% dei consensi elettorali, riesce ad arginare colui che coniuga successo e disprezzo di quasi tutti i dieci comandamenti. 5/9/2009 |
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