Sezione "Pio La Torre" Alliste

Alliste

Giornalismo di provincia e Claudio Fava ad Alliste

Se il sindaco toglie l’uso della stanza all’assessore è una notizia. Se Claudio Fava viene ad Alliste  non è una notizia

Quando un cane morde un uomo non fa notizia. Ma se un uomo morde un cane, quella è una notizia”. Così John Bogart, redattore del New York Sun, giornale fondato nel 1833, sintetizzava il complesso mestiere del giornalista. Distinguere le notizie dalle banalità.

Il 13 ottobre scorso ad Alliste dalle 18,30 e fino alle 22,00 c’e stato Claudio Fava, che non era di passaggio ma è venuto  appositamente ad Alliste per due motivi.  Incontrarsi con gli iscritti e i simpatizzanti, gli amministratori comunali di Sinistra e Libertà della provincia di Lecce. Lo ha fatto in quella che è la Sezione più importante di Sinistra e Libertà leccese e forse della Puglia, la Sezione “Pio La Torre”. Un nome che a lui siciliano dice tante cose, le stesse che dice a noi che abbiamo intitolato la sezione al parlamentare comunista. A noi come a lui il nome della sezione racconta una storia di ribellione, di denunce e di contrasto alla mafia, se è vero, com’è vero, che la legge che prevede la confisca dei patrimoni sequestrati ai mafiosi porta il suo nome. Per quella proposta di legge Pio La Torre fu ucciso e fu approvata immediatamente dopo la sua morte. Lo stesso Fava  porta dentro di se il dramma di uno dei tanti che ha avuto un parente ammazzato dalla mafia. Pippo Fava (suo padre) in un’ intervista televisiva rilasciata a Enzo Biagi disse che la mafia stava in parlamento e quella fu la sua ultima denuncia perché la mafia gli chiuse la bocca per sempre .

L’altro motivo per cui Claudio Fava è venuto ad Alliste è perché è un giornalista, un saggista, un romanziere e uno sceneggiatore di film che ha raccontato e continua a raccontare le tante storie  per le quali l’Italia non è un paese normale. Storie di mafia, di malaffare, di soggezione al potere che non esita a sconfinare nel la minaccia malavitosa pur di perpetuarsi. In quale mondo vivono i bambini di oggi e quali modelli ha come riferimento la futura classe dirigente di questo paese? Questo l’argomento discusso davanti ad una platea di duecentocinqunta persone.

 San Giuseppe Jato è il paese natale di Giovanni Brusca, che così riassume il suo curriculum di mafioso: «Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l'auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato (sciolto nell’acido ndr). Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento»). Quando Brusca fu catturato Fava, ci ha raccontato ieri, fu inviato a San Giuseppe Jato e lì si imbatté in  ragazzi che  si facevano crescere la barba così come la teneva “lo scannacristiani” nelle sequenze filmate nel momento in cui fu arrestato. E ancora oggi i ragazzi liceali di Casal di Principe dicono che Roberto Saviano è un vigliacco, perché non ha il coraggio di girare senza scorta e con il suo libro “Gomorra” si sta facendo soldi.

I “giornali” del Salento sono capaci di scrivere articoli a sette colonne perché il sindaco di Alliste ha tolto la stanza a disposizione di un assessore e per la qual cosa era intervenuta anche la senatrice Poli Bortone.  Non è invece una notizia per i “giornali” maggiormente letti nel Salento che il 13 ottobre ad Alliste, un paese alla periferia della civiltà è venuto lo sceneggiatore del film  “I cento passi”  ovvero la storia di Peppino Impastato ucciso dalla mafia, o meglio dallo Zio Tano (Gaetano Badalamenti), perché dai microfoni di “ Radio Aut” ne svelava i loschi traffici.

Chiudiamo con le parole di Claudio Fava che la mafia l'ha vista in faccia e continua a sfidarla e come giornalista non scrive di litigi da comari che si scatenano nel teatrino della politica:

"La mentalità mafiosa si radica nella società con l’indifferenza, ritenendo che il compito di combattere la mafia sia il compito di pochi; di chi porta su di sé la responsabilità di un mestiere, di una professione, di una virtù particolare; che  la lotta alla mafia sia in se ragione di militanza politica, di eroismo, di originalità. Tutto questo, naturalmente, fa di questo paese un paese di spettatori che assistono, come davanti ad un film western, che si risolva la contesa fra i buoni e i cattivi"

"Il giornalismo, come professione intellettuale, non è un mestiere neutrale. Tu non puoi scrivere un po’ meno e guardare un po’ meno: o scrivi o taci, o guardi o ti giri dall’altra parte. Il giornalismo è un mestiere di verità e la verità non prevede aggettivi che ne limitino la forza e la vastità del suo significato."

14/10/2009

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