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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Fini difende la costituzione antifascista mentre D’Alema non ha nemmeno un sussulto da leader! Ognuno dei due possibili ex enfant prodige della politica italiana, D’Alema e Fini, hanno colpe nell’ascesa e nella stabile collocazione al potere di Berlusconi. Hanno giocato un’identica partita su fronti contrapposti: Fini legandosi al carro del piduista Berlusconi per uscire dall’angolo in cui era relegato con l’MSI; l’altro accreditandolo come statista, interlocutore niente di meno che della riforma della costituzione. Grazie a loro Berlusconi è rotolato sul piano inclinato del potere senza nessuna fatica. È penetrato nel potere come lama nel burro. Ma oggi quell’automa, quel umanoide politico che essi hanno contribuito ad assemblare, quel signore così esposto, che nella prima repubblica nemmeno il Psi di Craxi lo avrebbe candidato, e lì. È vero, oggi è una bestia ferita, ma proprio per questo più pericolosa. Oggi, quelli che potevano essere, e non lo sono, gli eredi rispettivamente di Berlinguer e di Almirante, non sanno da quale punto afferrare questo serpente velenoso che ha cominciato a mangiarsi la coda, ma sicuramente, prima di autodistruggersi, avrà schizzato il suo veleno in ogni angolo delle istituzioni. D’Alema, come suo solito, nei periodi terribili della sinistra si rifugia nella sua tana. Qui in Puglia ha imposto il suo realismo politico di quart’ordine che dovrebbe far vincere il PD. Così come fece nel 2001, abbandonando il partito nazionale e rifugiandosi nel collegio di Gallipoli a curare il suo orticello, qualche giorno fa è venuto in Puglia e ha imposto a Blasi di scaricare Vendola e, non avendo il PD altro candidato credibile da proporre, ha messo in mezzo l’unico persona decente di tutta la Puglia del PD, il sindaco di Bari che dopo sei mesi dalla sua rielezione dovrebbe dimettersi da sindaco. Una politica non da leader, ma da ragioniere del sottogoverno: Vendola se vuole conservare almeno il suo seggio in consiglio regionale e sperare in un assessorato deve accontentarsi, la tabella di marcia della possibile colazione la detteranno l’UDC e l’IDV che frappongono fra il loro stare di qua, piuttosto che di là, il fattore K: i comunisti alla Nichi solo come ruota di scorta, capito D’Alema! Dall’altra parte Fini (avendo capito che c’è un vuoto nel parlamento) brandisce i valori e le regole della costituzione antifascista (sic!) per dire, ciò che di sacrosanto qualsiasi cristiano in età di ragione potrebbe dire. Se Berlusconi è un mafioso lo deve stabilire la magistratura; l’elezione e nemmeno l’elezione diretta di qualcuno in nessuna parte del mondo democratico significa impunità; l’architettura istituzionale scritta nella costituzione va rispettata da tutti e in primo luogo dal primo ministro. Certo in un ipotetico e sereno giudizio politico entrambe i mancati leader di un’Italia normale che potevano rappresentare una destra e una sinistra europea e moderna verrebbero condannati. Tuttavia a Fini possiamo concedere le attenuanti generiche. Lui ha avuto un sussulto da leader, un umano scatto di reni nei confronti di chi “dovrebbe essere riconoscente”. D’Alema invece no: è solo un contabile che cerca disperatamente di sommare persone degne, indegne, transfughi pur di non andare all’opposizione. 3/12/2009 |
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