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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica Soccorso rosso Io Tarzan, tu Jane! D’Alema ha un modo tutto suo di offendere la storia. “La Lega è una costola di PCI” è forse la prima uscita grottesca di una rilettura dei fenomeni sociali che, a suo dire, vorrebbe che all’interno del più grande partito del movimento operaio dell’Europa occidentale ci fossero già i semi del razzismo. È innegabile, invece, che la totale incapacità o la premeditata volontà di abbandonare, da parte degli eredi del PCI, la classe operaia a se stessa e la deliberata scelta di condividere politiche di precarizzazione dei rapporti di lavoro, abbiamo retrocesso il proletariato urbano a sottoproletariato e, per questa via, abbiano offerto una potente base elettorale alla Lega. Ma da qui a dire che fra Lega e PCI vi sia un qualche legame è intollerabile. Così immaginarsi che una qualsiasi legge salvacondotto per Berlusconi sia assimilabile all’articolo 7 della costituzione e attribuire a se stesso la figura di Togliatti e a Berlusconi, non quella di De Gasperi, ma addirittura quella della Chiesa, potrebbe essere ricondotto al frutto di una mente che pensa che gli italiani, che non sono né berlusconiani né dalemiani, e quindi non sono disposti a bere tutta la cicuta che essi servono, siano una manica di imbecilli. L’articolo 7 della Costituzione (“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”) non può essere scisso dal successivo articolo 8 (“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”). Anche uno stato in cui, all'epoca, il 99% dei cittadini era di fede cattolica, non poteva che essere laico. Le due cose sono tenute da un capolavoro giuridico “michelangiolesco” e questo è solo uno di quei passaggi della carta costituzionale in cui emerge la grandezza di uomini, politicamente avversari, ma moralmente perbene. D’Alema, ha avuto l’ardire di paragonare lo scambio fra riforme istituzionali e impunità di Berlusconi a tutto questo: qui sta la piccineria politica di chi, non trovando in giro nessuno che possa narrare le sue grandi qualità politiche, lo fa da se e si paragona a Togliatti. Proprio nel momento in cui, dopo il discorso di Bonn, emerge nella sua virulenza la natura pericolosa dell’attuale presidente del consiglio, arriva il soccorso rosso di D’Alema che lo riaccredita come statista. Se la situazione non fosse tragicamente drammatica, potremmo dire che i due somigliano piuttosto a Totò e Peppino, quando scrivono la famosa lettera. Ma poiché l’Italia e il parlamento sono diventati ormai una foresta selvaggia in cui si odono schiamazzi e si assiste a una feroce lotta per la conquista di territorio, diciamo che i due somigliano più a Tarzan e Jane, in cui si capisce che Jane non può che essere chi si è già fatto sodomizzare con la bicamerale. 21/12/2009 |
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