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Sezione "Pio La Torre" Alliste Prospettive della sinistra Le regionali pugliesi e l'Italia Egidio e Gianni:un interessante dibattito a sinistra di Luigi Crespino Prosegue il confronto a suon di articoli fra il Professor Egidio Zacheo e Gianni Ferraris, editorialista del sito dell’Associazione Città Futura. Interessante anche per il “luogo” in cui questo confronto avviene. Il “luogo” è appunto un sito internet del nord-ovest, l’Associazione Città Futura è di Alessandria, provincia di una regione appena consegnata alla Lega Nord. Piemonte sede di un regno, alta borghesia industriale, uno dei lati di quello che una volta era il triangolo industriale, terra d’emigrazione di tanti contadini del sud riconvertiti in operai nel nord, regione in cui, ancora oggi, molti miei compaesani, d’estate vanno raccogliere le pesche o le mele, nei mesi estivi, non tanto per il salario, ma per le “marche” (contributi pensionistici) che qui, nel profondo sud sono chimere, cioè diritti sacrosanti ma negati. Ma per tornare alla questione, abbiamo già pubblicato un primo confronto di tesi contrapposte sulle elezioni regionali pugliesi La politica contro il presenzialismo (Prof. Egidio Zacheo) Leggendo l'articolo di Egidio Zacheo (Gianni Ferraris) e, nel secondo tempo di questo confronto riemergono ragioni nel primo e nel secondo che meritano una qualche considerazione. Interessante, fra l’altro, è la circostanza che il dibattito prende spunto dalle vicende politico-elettorali della Puglia, ma si allarga all’orizzonte più ampio del governo del paese. Ma depurando gli interventi da elementi contingenti, gli spunti interessanti mi sembrano questi: c’è il pericolo che l’ansia di liberarci dal berlusconismo ci abbia trascinati senza accorgerci nell’individuazione di un “deus ex machina” e di averlo finalmente trovato? E se questo è vero, non è ciò sommamente estraneo alla cultura anzi contraddittorio rispetto alla cultura della sinistra? Non è più giusto, più organico al nostro modo di pensare, meno fideistico, affidarsi, come sempre ci siamo affidati, a quell’individuo impersonale che, è per esempio, il “legislatore costituente” al quale spesso ci riferiamo come modello di equilibrio e di buona condotta politica? Non è l’Assemblea (il parlamentarismo), l’antica ma saggia risposta al berlusconismo? Dall’altro lato si individua un elenco di temi anzi problemi da porre all’ordine del giorno, giusti e sacrosanti e ci si chiede, quanti (in pubblico tutti, persino Berlusconi) pongono sul tappeto dei concreti atti legislativi o amministrativi i problemi che attanagliano il paese? È l’acqua un bene privatizzabile? È l’energia nucleare la risposta alla forca energetica? È la flessibilità (rectius precariato) la risposta alla crisi occupazionale? Quanti politici di sinistra (o, ormai, presupposti tali) rispondono no a queste domande e danno alternative compatibili con la sinistra, con l’ecologia, con lo sviluppo economico e con la difesa dei diritti sacrosanti della persona e del lavoratore? C’è del buono in questo dibattito che, se si leggono gli articoli a firma dei due intellettuali che li scrivono sembra un dialogo fra sordi, ma non lo è. Pone invece al centro i nodi cruciali che, a mio parere, è chiamato a risolvere il partito che oggi manca in Italia. Berlusconi, con i suoi accoliti (e non si può dimenticare le responsabilità che hanno Fini e Casini per l’apporto diretto e D’Alema e Veltroni per l’apporto indiretto, ma non meno prezioso), è stato uno tsunami che non ha esaurito la sua forza distruttrice che con un’unica onda anomala, ma è un terremoto continuo in mezzo ai fondali dell’oceano politico che da oltre tre lustri provoca sequenze di onde anomale, una più devastante dell’altra. Uno tsunami che ha travolto tutto: modo di pensare, scala di valori, costituzione materiale, civiltà giuridica, la storia di un paese intero, sviluppato al massimo grado la guerra fra poveri, sicché oggi è più facile trovare un “colletto bianco” (la middle class di C.W. Mills) che vota a sinistra che un operaio o un disoccupato che non voti a destra. Avevo già usato, prima di Zacheo, lo storpiamento del titolo dell’inno del PDL (“Meno male che Nichi c’è. No grazie!) per significare che corriamo il rischio di soffocare, per un eccesso di abbracci affettuosi, ciò che di buono e di nuovo sta nascendo nel campo della sinistra. È meglio mangiare la verdura di stagione che ha i suoi tempi di semina e di maturazione, che quella coltivata in serra con l’aggiunta di concimi organici e ormoni per forzarne la crescita. Ritengo che da questo educato dibattito la sinistra abbia da guadagnare, ma solo se accetta il confronto, senza ricorrere alla violenza, per ora solo verbale, come ha fatto Chicco Testa verso Mario Tozzi, perché le parole sono pietre, e ti spacco la faccia, significa ti spacco la faccia, e una volta che le hai dette non ritornano più indietro! Le regionali pugliesi e l’Italia del prof. Egidio Zacheo Le regionali pugliesi e l’Italia di Gianni Ferraris 15/5/2010 |
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