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Sezione "Pio La Torre" Alliste Politica 4 dicembre: dentro e fuori il "palazzo" "La poesia è nelle strade" Ce lo insegnò il breve ma intenso “maggio francese”. Il “palazzo”, per migliaia di motivi che riguardano essenzialmente l’immaturità dei cittadini di gestire la democrazia, quando diventano corpo elettorale, è invaso da corrotti e corruttori. I Cittadini, quando diventano corpo elettorale, nella maggior parte dei casi, diventano figure abiette. Il voto diventa merce di scambio, sia per una grande promessa, che qualcuno ripete a tutti e che nella maggior parte dei casi non potrà mantenere per nessuno, sia per una piccola promessa che vale pochi euro (la più facile da mantenere) Lo sappiamo bene noi che di campagne elettorali ne abbiamo fatte tante. “La legge è uguale per tutti” – “la battaglia contro il nucleare”- “il diritto allo studio” – “il diritto alla salute”- “la coerenza del candidato” – “l’onestà del candidato” – “la parola del candidato” – “il percorrere le vie del paese per portare il programma e non cene e serate danzanti che costano a volte centinaia di migliaia di euro” e si potrebbe continuare all’infinito. Quando si procede in questo modo si ha solo una certezza, quella di perdere le elezioni. Perché? La risposta è molto semplice. Quando i cittadini si costituiscono come corpo elettorale si formano il loro convincimento sulla base di questa considerazione: “che voto a fare uno che mi parla di problemi generali del paese, uno che conosciamo come persona coerente, uno che dice quella pensa e fa quello che dice? Meglio votare qualcuno che ha qualche conflitto di interessi, qualche suo interesse particolare, perché è certo che qualcosa la potrò ottenere”. Come si dice: una mano lava l’altra! Ritorna alla mente una breve poesia che Alekos Panagulis scrisse nel carcere dei colonnelli greci nel dicembre del 1971 dal titolo “Gregge” (“Sempre senza pensare/senza una propria opinione/una volta gridano osanna/e l’altra al contrario/con foga crocifiggetelo ora”) Ed è così che, spariti i partiti, nelle assemblee elettive arrivano le persone più spericolate e pronte a a tutte le manovre possibili pur di mantenere il potere. Ieri, 14 dicembre, nel parlamento italiano sono successe due cose: 1) abbiamo avuto la prova provata che Berlusconi, laddove non arriva a convincere con il lavaggio di cervello, compra; 2) si è dimostrata, in tutta la sua evidente spudoratezza, la vigliaccata che Veltroni ha fatto, non alla sinistra, non a Prodi, non al cartello elettorale della “Sinistra Arcobaleno”, ma all’Italia e agli italiani. Al contrario di quanto pensa Bondi, non è Bocchino che dovrebbe andare a nascondersi ma Veltroni. A Roma, se ricordate quel funesto 2008, le destre, quando conquistarono in meno di un mese il Comune e l’Italia, issarono un cartello “Veltroni, santo subito”. Per altro verso, ieri 14 dicembre, Berlusconi non ha ottenuto un bel niente e ora la campagna acquisti deve continuare, ma il Partito Democratico e l’Italia dei Valori si sono mostrati al paese nella loro nudità. Non solo, ma ieri ne è stata certificata l’inutilità del primo partito che, a tre anni dalla sua fondazione, non si capisce bene cosa sia, e del secondo, fondato esclusivamente sull’esistenza di Berlusconi. Ma entrambi sono anche colpevoli di aver intercettato moltissimi voti di quella sinistra che manca nel parlamento italiano, e manca anche nella maggior parte degli enti locali. E la sinistra che manca nel parlamento non è né quella di Vendola né quella di Diliberto né quella di altri. La sinistra che manca nel parlamento italiano è quella che ieri, 14 dicembre, era per le strade di Roma, come in tutte le città italiane, a manifestare in contemporanea contro quello che è il vero attentato alla democrazia, il vero arretramento di civiltà.
Perché se vuoi instaurare una
dittatura è inutile diceva, profeticamente, il Prof. Piero Calamandrei,
fare la “marcia su Roma”, basta, diceva, “che ci sia un partito al
potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare Questa che Calamandrei formulava come pura ipotesi, spiegando perché il legislatore costituente si era orientato a formulare nel modo che ha formulato gli articoli che riguardano la scuola pubblica e quella privata, Veltroni l’ha trasformata in una tragica realtà. Ma ieri, per le strade di Roma, dopo la poesia della manifestazione pacifica di studenti pacifici, è spuntato il fantasma di Kossiga, e come suggerì in un’intervista qualche mese di morire, quella manifestazione pacifica si è trasformata in guerriglia urbana. Le vetrine rotte, gli autoblindo incendiati, i cassonetti rovesciati, insieme alla distruzione della scuola pubblica sono la migliore soluzione per stabilizzare un potere traballante. La sinistra, se vuole iniziare la sua ricostruzione e la ricostruzione del paese deve partire né dalle falci-e-martello, né da tiritere (che la prima volta affascinano, la seconda rompono), ma deve ripartire da Calamandrei e andare a scuola dagli studenti che ieri erano in piazza! 15/12/2010 |
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