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Dagli atti dei lavori del Consiglio Comunale di Alliste dell'11 maggio 2000
Adesione del Comune di Alliste
all'Unione dei Comuni Alliste, Melissano, Racale e Taviano
Intervento di Luigi Crespino Consiglio Comunale dell'11 maggio 2000.
Avverto più un senso di
frustrazione per ciò che poteva essere e invece non è stato, poiché il ritardo
decennale con il quale i Consigli Comunali dei quattro Paesi interessati a
questa Unione decidono di dar vita a questa forma di collaborazione, non è un
ritardo meramente quantitativo, ma è soprattutto un ritardo qualitativo.
E' evidente che gli interessi di
bottega, di un partito o di una lobby, hanno avuto irrimediabilmente alla
meglio sugli interessi generali.
La domanda che mi pongo oggi è:
come sarebbe stato il nostro territorio se questa iniziativa fosse stata
portata avanti a tempo debito?
Invece ho letto sui giornali gli
entusiastici interventi di alcuni dei protagonisti di questa iniziativa che
viene considerata innovativa, mentre
nessuno ha avuto il buon senso di fare una severa autocritica e di
guardare all’interno del proprio schieramento politico e ricercare le cause del
mancato decollo di una iniziativa che, presa qualche decennio addietro, avrebbe
avuto altri e più importanti risultati.
Così, invocando a difesa la
formula che tutti gli errori esorcizza,
cito testualmente, «i tempi non erano maturi», senza tenere conto che
sono gli uomini che fanno i tempi, il tutto si è risolto in una
autoassoluzione.
Personalmente credo, invece, che la politica debba precorrere i tempi, e non vivere a
rimorchio delle vicende economiche.
Quanto corto è stato il respiro
di una politica che ha costretto le nostre comunità a vivere in un territorio
artificialmente diviso in conseguenza di un esasperato concetto di municipalità
insito nel pensiero dominante, alimentando così una strisciante guerra non solo
fra campanili, ma addirittura fra
quartieri di un medesimo paese,
lasciando immaginare che ognuna
di queste micro aggregazioni fosse l’ombelico del mondo.
Lo sforzo che si chiedeva era
quello di pensare il proprio Comune inserito in un contesto più ampio, che non
era più quello provinciale o regionale e
neanche statale, ma forse era un contesto europeo e sicuramente globale.
Non è ignorando i fenomeni che li si vince. Solo comprendendo
per tempo la portata degli eventi è
possibile evitare che una periferia si trasformi in una «bidonville».
In questa crisi di idee il Sud, e
noi, sud del Sud, abbiamo accumulato un ritardo tale da essere ormai marginali
all’interno di un villaggio di 300 milioni di anime.
Una classe politica che crede che l’orizzonte si racchiuda nella
circonferenza della piazza del proprio paese è una classe politica che di fatto
abdica al proprio ruolo in favore
di una casta
di tecnocrati, i quali pretendono di reinterpretare le problematiche
dello sviluppo economico, urbanistico, sociale e culturale alla luce del
proprio mestiere, il che se è probabilmente legittimo, è sicuramente parziale
perché oggettivamente basato su una visione interessata di queste complesse
vicende.
Qualcuno forse rimarrà sbalordito
da questa mia introduzione, ma se si sale sulla nostra collina si ha
l’impressione che il nostro territorio sia stato investito da un ciclone che
abbia, alla fine della bufera, lasciato sparse come macerie, nel raggio dei
chilometri che abbracciano la costituenda Unione, tre-quattro zonette
artigianali, qualche depuratore, qualche campetto sportivo, magari distrutto dal vandalismo.
La mancanza di un qualsivoglia
atto di coordinamento tra le amministrazioni di questi Comuni non ha
consentito, per esempio, una coerente e sinergica politica dello sviluppo
turistico ma poi, presi dall’angoscia di
recuperare il tempo perduto, qualcuno ha pensato bene di cedere ettari di
demanio boschivo ai tedeschi; altri hanno pensato bene di immaginarsi come una
Rimini del Sud, ed hanno costruito sulla
provinciale un lungomare per il passeggio; altri ancora, come il comune di
Alliste, fiaccati da un fatalismo atavico, sono rimasti seduti su se stessi
maledicendo la dominazione borbonica.
Oggi, che si riparla di metanizzazione, mi ritorna in mente che
già vent’anni fa questo progetto poteva essere realizzato, ma la diatriba fra
chi voleva una gestione consortile fra più comuni e chi no, fece piombare nel
nulla anche quella iniziativa. Gli attori di quella stagione politica meglio di
me potranno spiegare i veri motivi al fondo di quella querelle. Io per parte mia posso solo dire che l’alternativa alla
mancata metanizzazione è stata l’immissione nell’aria dei venefici fumi dei
derivati del petrolio, oltre che l'aver costretto i cittadini ad
approvvigionarsi di un prodotto più costoso per riscaldamento rispetto al costo
del metano.
Su che cosa si dispiegherà dunque la potestà della costituenda Unione
dei Comuni?
Sicuramente, il randagismo è un
grosso problema, ma i centenari alberi di ulivo divelti per costruire qua e là
delle microzone artigianali, con tanto di sistema viario a servizio, fogne e attraversamenti di cavi elettrici ad
alta tensione che sorvolano il territorio in numerosi punti con il loro leucemico campo magnetico,
certamente rimarranno li dove sono, come rimarranno li dove sono le
costellazioni di depuratori.
Va da se che tutte queste sono
opere necessarie ad una comunità, ma una più lungimirante classe politica
avrebbe potuto limitare di molto l’impatto ambientale.
Quanto è stato il costo per i
Cittadini di queste Comunità in termini di tasse cavate dalle loro tasche, in
termini di crescita economica, in termini di sviluppo occupazionale per delle
iniziative nate sparpagliate e già sottodimensionate rispetto agli standard
minimi richiesti, quanto è costato in termini di sfiducia nella politica e in
termini di devastazione del territorio?
Oggi si addiviene alla
conclusione che fare questa Unione dei Comuni è necessario, ma per calmierare
gli ultimi ed eventuali riottosi verso questa aggregazione, depositari di un
separatismo oltranzista, gli si offre in pasto la giustificazione delle giustificazioni, cioè gli si dice che solo
così avremo accesso ai finanziamenti.
Laddove, insomma, non riuscii un
sano, lucido e razionale pensiero
politico prima che gli scempi si compissero, ci è riuscito il vile denaro, il
massimo comun divisore, che azzera anche le più marcate differenze politiche,
ma la sensazione che si stia chiudendo la stalla quando i buoi sono ormai scappati è forte.
Per questo oggi quella che si
celebra nel Consiglio Comunale di Alliste, e che nei giorni scorsi si è
celebrata negli altri Consigli Comunali, non mi sembra una festa della
politica, mi sembra più il suo funerale.
Spero solo che l’esperienza del
passato serva a tutti, perché la logica spartitoria dei nostalgici del
"manuale Cencelli" non paga mai, perché se non cambia il modo di
porsi di fronte ai problemi saremo punto e daccapo, avremo fatto un altro
retorico e vuoto discorso che si fa ogni qualvolta si pone la prima pietra su
quelle opere che non saranno mai portate a termine.
Consigliere Luigi Crespino
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