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Politica

La Sinistra dopo l’antiberlusconismo

È molto probabile che Di Pietro abbia intuito che la spinta propulsiva dell’antiberlusconismo sia in corso di esaurimento e ora la butta in politica. Queste sembrano essere  le conclusioni del suo congresso.  Lasciamo perdere per il momento che cosa significhi per l’Italia  “fine della spinta propulsiva dell’antiberlusconismo”, cioè se qualcosa di  positivo o di  negativo.

Di Pietro ha interpretato un sentimento vero del corpo elettorale: il ribrezzo che un comune cittadino perbene ha nei confronti delle schifezze rappresentate dal regime di Berlusconi. Ma proprio per questo il suo movimento è vissuto di rendita. Dal punto di vista politico, però, la sua è stata una collocazione ambigua e sovente non condivisibile quando, per esempio, ha rimarcato la distanza dalla sinistra (con la quale però condivideva la piazza, come per esempio al “No B Day”)  e ha vantato, invece, la vicinanza all’UDC, che può contare su uno zoccolo duro di unmilione di voti provenienti dal serbatoio elettorale di Cuffaro,  rimosso per incompatibilità dalla carica di Presidente della Regione siciliana, ma compatibile con quella di parlamentare della repubblica.

In generale la logica del meno peggio ha tenuto in vita il suo movimento come, d’altro canto, sebbene il digramma fosse piatto, ha consentito di far nascere il PD, a seguito dell’eutanasia dei DS. In questa catastrofe di civiltà, fascisti, democristi, craxisti e “cervelli in fuga” dall’ex-pci si sono raggrumati intorno all’attuale primo ministro, mentre IDV e PD hanno intercettato buona parte di quelli elettori di sinistra che sono andati a votare, mentre le liste unitarie della sinistra sono state punite dal suddetto travaso di voti e dall’astensionismo.

Di Pietro, nel suo congresso ha fatto dismettere all’IDV i panni di movimento di “cattiva opinione su Berlusconi” e ha organicamente accettato la sua collocazione nell’ambito del centro, in una coalizione con la sinistra, ingoiando del centro (PD) anche i rospi alla De Luca.

Rispetto a questa visione abbastanza  discutibile di Di Pietro, De Magistris ha invece capito che fondare un partito che propugna la difesa della legalità avverso l’illegalità è un vicolo cieco che non conduce da nessuna parte. De Magistris, nella sua proposta di far spostare lo sguardo dell’IDV verso SEL, ha invece dato una chiara lettura del fatto che l’illegalità si combatte con un governo come quello della Regione Puglia. Un governo il cui presidente si è immerso totalmente nel potere e, facendo valere le ragioni dei molti sulle ragioni di pochi potentati, i cui rappresentanti erano anche all’interno della sua giunta, ha dato prova che l’illegalità si combatte soprattutto assumendosi responsabilità di governo.

Già qualche settimana fa il principale sponsor di Di Pietro, Micromega, aveva chiesto all’ex Pm di guardare all’interno del suo movimento e cominciare, non solo  a predicare, ma anche  a razzolare bene, poiché in periferia l’aderente all’IDV non è mediamente dissimile dall’aderente tipo ai partiti che hanno superato le soglie di sbarramento artatamente erette.

Ricongiungere legalità e giustizia sociale potrebbe essere l’inizio di una svolta nella politica italiana. Creare alla sinistra del PD un partito in grado di recuperare “l’abbandono” elettorale di fasce sociali storicamente vicine ai partiti della sinistra sarebbe un evento che cambierebbe lo scenario complessivo e far ragionare anche in maniera diversa non  D’Alema e soci, ma gli elettori e gli iscritti al relativo partito. Se le regionali pugliesi confermeranno quel segnale che duecentomila cittadini hanno dato il 24 gennaio scorso, dovrà subito partire il processo aggregativo della nuova sinistra italiana, nella speranza che la lezione di questi duri anni sia stata compresa, soprattutto da coloro che, forti del fatto che qualcuno dalle nostre parti ha giocato al tanto peggio tanto meglio, hanno fatto dello sciacallaggio nei confronti della sinistra.

Il “mercato” in assenza della Sinistra ha dimostrato il suo volto peggiore nella pubblica istruzione,  nella sanità, nella giustizia, nel lavoro, nei servizi pubblici e questo è un fatto oggettivo. La Sinistra non esiste nella testa di qualche segretario di un piccolo partito, la Sinistra esiste nella storia politica, economica e  culturale mondiale, anche se eventi contingenti, talvolta, assegnano il compito di rappresentarla a persone che non hanno le spalle per mantenere il peso delle idee.

 9/2/2010